EDITORIALE. Alitalia, il solito bluff o qualcosa di peggio? Di A. Longo

La storia tragicomica dell’Alitalia e delle sua "vendita" ha molti protagonisti. Si comincia da una dirigenza manageriale che negli ultimi dieci anni non ha saputo fare altro che preoccuparsi dei suoi emolumenti milionari, per finire ad una rappresentanza sindacale frantumata e corporativa che è stata cieca e sorda di fronte alla compagnia che affondava, preoccupandosi di difendere piccoli e grandi privilegi. Ma sono i governi e i partiti politici ad avere le maggiori responsabilità di questo sfascio che è già costato miliardi di euro a tutti i contribuenti.

Da metà degli anni ’90 i vari ministri dei trasporti non si sono resi conto che gli aerei Alitalia più volavano e più perdevano; hanno progettato e costruito un mega-aeroporto, la Malpensa, senza le infrastrutture stradali e ferroviari necessarie per un rapido collegamento con Milano; hanno evitato di scegliere se chiudere o no Linate e di scegliere l’hub nazionale più opportuno per le direttrici di sviluppo del traffico passeggeri e merci.

Da una parte la Lega Nord, dall’altra "Roma ladrona", tutti a guardare la convenienza immediata senza guardare al futuro. Quando ormai l’ineluttabile vendita arrivata a maturazione, e finalmente si è trovato un possibile acquirente, ecco l’incredibile trovata della "cordata" italiana che non si era fatta viva in un anno e mezzo e che invece ora dovrebbe nascere in pochi giorni. Bluff? No, qui si tratta di truffa elettorale bella e buona.

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