EDITORIALE. Alta velocità: soliti ritardi e nessuna responsabilità, di G. Trincia

Sono bastate 48 ore, tra il 14 dicembre scorso, la partenza trionfale del primo treno super veloce, la Freccia Rossa, Roma-Milano e il 16 dicembre, per riscoprire l’ennesima faccia del caso italiano. Stiamo parlando dei treni, croce e delizia, il più delle volte, per le centinaia di milioni di passeggeri che annualmente affollano i circa 16.000 km della nostra rete ferroviaria. Non poteva essere peggiore l’avvio del più prestigioso collegamento ad alta velocità nel nostro Paese, un’opera che per collegare Bologna a Milano, ricordiamolo, è costata ai contribuenti italiani 6.916 milioni di euro. Infatti, ci si è mezzo di mezzo più che il maltempo, l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario, cioè di quel capolavoro di fantozziana memoria che ha prodotto e sta producendo enormi danni e disagi ai circa due milioni di pendolari giornalieri per i quali il treno è una necessità. Convogli soppressi, centinaia di treni con ritardi ancora più pesanti del solito e pendolari e viaggiatori vari, amministratori regionali pubblici compresi, letteralmente imbufaliti. Molto strano tutto ciò visto che per anni ci era stato detto che i nuovi binari dell’alta velocità avrebbe liberato i vecchi, dando così modo dipotenziare e non di ridurre, come invece è accaduto, la circolazione dei "vecchi" tipi di treno.

Cittadini utenti di un servizio essenziale, come quello del trasporto ferroviario, ridotti dunque a comparse, senza arte ne parte, in un film scritto e diretto dal management di Trenitalia. La regola ormai è il ritardo dei treni e la loro puntualità è divenuta l’eccezione. Cosa dire? Treni ad alta velocità si, senza alcun dubbio, ma non a tutti i costi e per di più a questi prezzi (per la tratta Roma – Milano, a regime, 109 euro per la I classe e 79 euro per la II, il che vuol dire che con il probabile viaggio di ritorno, si arriva, rispettivamente a 218 € e a 158 €. Ci sarà davvero così tanto risparmio rispetto al viaggio in aereo? Quale nodo resta dunque da sciogliere? Sembra chiaro, quello di stabilire finalmente un rapporto molto stretto e le necessarie conseguenze tra i manager di una azienda e le loro responsabilità, in questo caso quelle di non avere ancora capito – riprendo per analogia una frase di Filippo Turati del 1904 a proposito dei tram – che i treni dovrebbero essere fatti per chi ha la necessità di utilizzarli, molto prima che non per coloro che li guidano o dirigono l’azienda.

Giustino Trincia
Responsabile nazionale politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva

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