EDITORIALE. Catricalà e i peccati mortali, di A. Longo

Deve essere davvero disperato il presidente Catricalà per ricorrere alla metafora religiosa, il peccato mortale, che come tutti sanno fa correre il pericolo dell’inferno. In effetti il quadro disegnato nella sua Relazione,che arriva puntuale ad ogni inizio estate, è quello di un Paese pieno di furbi e furbetti, di corporazioni più o meno forti ma tutte chiuse a difendere il proprio tornaconto.

Magari poi i responsabili di queste aziende e associazioni d’impresa un giorno sì e l’altro pure intasano le agenzie di stampa di appelli alla competizione, alla concorrenza, al mercato, al merito…Ma tutto deve riguardare gli altri.

Banche, farmacie, assicurazioni, Tlc, energia…gli amministratori delegati o i presidenti durante le tavole rotonde dello Studio Ambrosetti o nei cinguettanti Convegni dei giovani e vecchi della Confindustria, a S.Margherita Ligure o a Capri, o sulle scomode sedie del salotto di Vespa, inneggiano alla modernità, al cambiamento, alle riforme.

Poi quando un ministro coraggioso come Bersani tenta di portare un po’ di aria frescanelle stanze lo stroncano con critiche durissime (naturalmente chiedono "ben altro…"); e invece quando quando un ministro furbetto come Tremonti turlupina i sottoscrittori dei mutui proponendo un accordo alle banche, che in cambio di un momentaneo sollievo delle rate sposta nel tempo e con interessi salati la fine dei pagamenti facendo sborsare decine di migliaia di € in più, allora si firma subito, si esalta l’accordo-truffa e si corre a comprare e celebrare l’ultimo saggio del ministro antiglobal.

Proponiamo a Catricalà di non fermarsi alla metafora del peccato mortale. E faccia sentire sulle casse delle aziende se non le fiamme dell’inferno almeno il peso delle multe per violazione delle regole della concorrenza, per pubblicità ingannevole e intese che restringono il mercato. Non sappiamo se Dio, ma certamente i consumatori, gliene renderanno merito.

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