EDITORIALE. Consumatori autolesionisti e la sindrome Tafazzi, di A. Longo

Le associazioni consumatori sono tante e a volte litigano tra loro, con grande goduria delle lobbies industrial-commerciali e con sollazzo dei mass media. Ma che prestino il fianco ad una delle peggiori corporazioni, demolendo una delle poche conquiste degli ultimi anni, è davvero una "sindrome Tafazzi".

L’indagine di ieri di Altroconsumo sui farmaci è davvero un caso da manuale di questo disturbo.
Collegare gli aumenti dei prezzi dei farmaci registrati negli ultimi due anni alla liberalizzazione voluta da Bersani è non solo una interpretazione tendenziosa e infondata ma anche grottesca.

E giustamente Federconsumatori parla di "strumentalizzazione dei dati", mentre il Movimento Liberi Farmacisti segnala la "speculazione e manipolazione" da parte di Federfarma, la corporazione dei farmacisti titolari.

In realtà la stessa indagine documenta che il cittadino se si rivolge al corner dalle grande distribuzione risparmia rispetto all’acquisto in una farmacia mediamente il 13%; se va in una parafarmacia risparmia il 4,7%! E allora, come si fa a parlare di "strani effetti della liberalizzazione"? Credono i colleghi di Altroconsumo che senza le "lenzuolate" di Bersani i farmacisti avrebbero iniziato mai a farsi concorrenza?

Che poi questi sconti siano applicati a prezzi che in questi due anni sono aumentati, è un altro discorso, che meritava un approfondimento e una ricerca dei responsabili. Gli autori dell’indagine dimenticano di dire (almeno nella sintesi diffusa alla stampa e sul sito) che dal 1° gennaio 2008 è finito il blocco dei prezzi industriali, imposto dalle Finanziarie degli anni precedenti. Blocco che durava da parecchi anni e la cui fine è stata presa a pretesto dalle aziende produttrici per ritoccare i prezzi, come peraltro è avvenuto per qualsiasi altro prodotto.

Quanto avrebbero pagato i consumatori senza la liberalizzazione? Che questa domanda non se la pongano Federfarma e Fofi (l’associazione degli ordini dei farmacisti, che difende solo i farmacisti titolari!) è comprensibile, anche se sfacciatamente corporativo. Che non se la ponga l’indagine, collegando gli aumenti alla liberalizzazione, è davvero una scelta da Tafazzi.

Comments are closed.