EDITORIALE. Consumi: la quaresima non finisce a Pasqua, di A. Longo

Nella tradizione cristiana durante le settimane della quaresima era d’obbligo per i credenti mangiar di magro. Quindi niente carne, niente grassi animali, niente dolci e niente vino nelle case più rigorose. Il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo c’era addirittura il digiuno assoluto. Non si celebravano matrimoni e banchetti. Poi il giorno di Pasqua, insieme con la gioia per la Risurrezione, la tavole tornavano ricche e abbondanti.

Quest’anno (ma in realtà già dall’anno scorso) gli italiani rischiano di proseguire la dieta quaresimale anche dopo la domenica di Pasqua. I dati di Confcommercio diffusi nei giorni scorsi parlano di un inverno dei consumi che sembra non finire mai. E i provvedimenti del Governo per incentivare la produzione e rilanciare alcuni consumi di elettrodomestici, motorini, etc. sembrano pannicelli caldi che non produrranno effetti durevoli. I dati dell’Osservatorio Federconsumatori confermano la difficoltà delle famiglie per fare gli acquisti pasquali consueti. I commercianti non sembrano voler rinunciare ai loro margini di guadagno e scaricano tutto sui consumatori.. Dalla carne ai dolci, per non parlare della nuova fiammata dei prezzi della benzina, il commercio pensa di risolvere i suoi problemi facendo pagare ai cittadini prezzi più alti. Scelta miope che si ritorcerà contro gli stessi esercenti, perché tra i beni durevoli, le bollette, altre spese impreviste, nelle tasche delle famiglie resta ben poco. E allora anche le colombe pasquali rimarranno invendute.

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