EDITORIALE. Dalla parte di Visco, di A. Longo

Siamo dalla sua parte. Nessun ministro delle finanze è mai simpatico al pubblico. Visco di suo ci ha messo in questi anni una certa asprezza di carattere, un rigore che a molti in qualche caso è sembrato eccessivo, una testardaggine convinta nella guerra all’evasione fiscale. E stavolta (forse per la prima volta!) Visco è in sintonia con la grande maggioranza dei cittadini. Di quelli onesti, che non hanno nulla da nascondere e che quindi hanno giudicato assolutamente normale la pubblicazione on line dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2005. Alcune associazioni di consumatori sono insorte gridando alla violazione della privacy e addirittura al diritto di rimborso per milioni o miliardi di euro.

Noi siamo con Visco. L’abbiamo detto subito, l’abbiamo confermato nella trasmissione Mi manda Rai Tre di venerdì scorso e lo ripetiamo ancora una volta, mentre fioriscono le denunce a carico del viceministro e del direttore dell’Agenzia delle entrate Massimo Romano. Questa posizione non è una ubbìa stravagante e controcorrente. Siamo convinti della liceità dell’iniziativa, essendo le stesse dichiarazioni pubbliche e accessibili fin dal 1973. Riconosciamo che sarebbe stato meglio condizionare la consultazione ad una registrazione obbligatoria per l’accesso al sito in modo da tracciare gli ingressi. Ma ci sembra un peccato veniale, di fronte ad una sostanziale legittimità.

E siamo in ottima compagnia. Tutti i maggiori quotidiani che hanno sottoposto al giudizio dei lettori on line il quesito hanno registrato ampia approvazione. Dal 65% degli oltre centomila di Repubblica.it al 54% di quelli del Corriere.it, fino al sorprendente 58% dei lettori del Sole24.com. L’avv. Calvi, che difenderà Visco di fronte alla procura di Roma che ha aperto una inchiesta dovuta dopo gli esposti del Codacons, ha anticipato due argomentazioni: anzitutto il "principio di trasparenza e l’obbligo di pubblicazione" dei dati fissato dalla legge del 1973; la seconda è l’ "assoluta equivalenza tra lo strumento della carta stampata e Internet".

La Pubblica amministrazione finalmente è arrivata a considerare internet e le tecnologie on line come strumenti validi per l’agire amministrativo e i rapporti con i cittadini. Siamo a vertici nel mondo (o forse i primi assoluti) per l’utilizzo delle tecnologie informatiche nella presentazione, l’invio e la lavorazione delle dichiarazioni dei redditi. Non si capisce perché l’uso di internet debba fermarsi davanti alla pubblicità dei dati.

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