EDITORIALE. “Dolori” ed “allori” del nostro sistema sanitario, di R. Miracapillo (MC)

Giovedì 12 Febbraio, nella facoltà di Economia dell’Università Roma 3, si è tenuto un convegno dal titolo " Il bilancio sociale nelle aziende sanitarie". Illustri relatori, tra cui il prof Elio Borgonovi della Bocconi, hanno relazionato circa la necessità di adottare uno strumento di rendicontazione dei bilanci delle aziende sanitarie locali, che non tenga solo conto del rapporto economico, ma di come quelle risorse sono state spese, di quanto e come sono state rispettate le esigenze di cura e di prevenzione degli utenti che accedono alle strutture e di quanto eticamente si sono impiegate le risorse sia verso i fornitori (di lavoro, di materia prima) sia verso gli utenti, sia verso l’ambiente. In quella occasione sono state citate esperienze di bilancio sociale di alcune Asl.

Il pensiero di chi ascoltava, è andato al numero di Asl, che costituisce le netta maggioranza, in cui non solo non si ha idea di cosa sia un Bilancio sociale, ma che anzi in Italia costituiscono il giardino naturale del
malaffare. Basti pensare agli ultimi scandali in Abruzzo, in Lazio e recentemente anche in Puglia, circa amministratori inquisiti per appalti truccati, per forniture inutili, per rapporti non chiari con cliniche private, per strani accreditamenti di strutture non aventi sempre i requisiti previsti dalla legge.

Se si facesse la tara di quante risorse il malaffare sottrae al cittadino, forse saremmo più convinti dei motivi per cui tanti servizi non vanno come dovrebbero. Se dai bilanci formali, fossero sottratte in modo chiaro le risorse che sono andate in fumo per la mala gestione di alcuni amministratori, ci si spigherebbe meglio il perché di sporcizia in alcuni ospedali, di sale operatorie insufficienti, di liste d’attesa lunghe anni, in modo indecente e di operatori sanitari spesso costretti a lavorare in condizioni talvolta al limite delle umane possibilità.

E pensare che il Sistema sanitario nazionale italiano è, "sulla carta", uno dei migliori al mondo per equità, innovazione e lungimiranza nella prevenzione!!! Ma non è un sogno irrealizzabile, lo dimostrano realtà
territoriali esemplari: le tante asl dell’Emilia Romagna e la Asl di Trento, tra le prime ad aver adottato il Bilancio sociale o l’innovativo "contratto" tra il paziente psichiatrico e il centro territoriale di assistenza
psichiatrica, in cui l’utente dichiara in anticipo cosa fare nei propri momenti di crisi e quale persona deve essere interessata all’intervento. E’ l’uovo di Colombo: la Asl chiede al paziente di essere lui stesso
responsabile delle scelte terapeutiche e non farmacologiche che lo riguardano. E’ etico, è sociale, è rispetto della persona, non è solo cura farmacologica. Una Asl avanti anni luce che evidentemente ha saputo
utilizzare al meglio le risorse assegnategli.

Il male vero del sistema sanitario nazionale sono le nomine politiche dei manager. Nomine che avvengono non per un sistema almeno apparente di meriti, ma di mera appartenenza politica a questo o a quel partito, a questa o a quella corrente. Non importa che il nominato sia affettivamente capace di reggere la gestione di un sistema estremamente complesso e delicato di una Asl. Le Asl sono enormi aziende con un numero impressionante di dipendenti e di utenti. Quale proprietario di qualsiasi azienda privata affiderebbe la
gestione dell’azienda al figlio dell’amico o all’amico dell’amico solo perché appartenente a una corrente politica? I criteri di assegnazione a quei livelli, di solito, nelle aziende private si giocano sulle effettive
capacità del manager da cui dipenderanno la salute o la morte della azienda stessa. Nelle Asl invece le nomine sono solo Politiche, partitiche.

E con questa logica si potenziano o si depotenziano gli ospedali, per rendere omaggio poi al politico appartenente a quel territorio. Si eliminano servizi, sale operatorie per depotenziare i territori scomodi. Giochi più simili a battaglie navali infantili con l’unica differenza che da quelle scelte dipenderà probabilmente la vita, la salute, la qualità dell’esistenza di migliaia e migliaia di persone. Lavoratori e utenti.

L’ultima contraddizione sta poi nel fatto che la valutazione del manager della azienda sanitaria si fa sui numeri puri dei bilanci (non sociali) e non sulla reale efficacia della azione di management, non sulla soddisfazione del territorio, non sulla aspettativa di salute e di vita guadagnata dai cittadini afferenti ai servizi. E chi sbaglia, non paga mai. Tanto la nomina al massimo dura quattro anni. E dopo … su un altro territorio se tutto va bene

Dottoressa Rossella Miracapillo
Responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori

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