EDITORIALE. Fini, scivolone suo o una svista nostra? Di A. Longo

Il discorso di insediamento di Fini nella carica di Presidente della Camera aveva colto un po’ tutti di sorpresa e c’era stato un plauso generale per la moderazione, la disponibilità al dialogo e l’apertura ai valori fondanti della Repubblica nata sulle rovine della seconda guerra mondiale voluta dal regime fascista e fecondata dal sangue dei caduti per la resistenza. L’omaggio al 25 aprile e al 1° maggio era stato esemplare. Ieri invece c’è stata l’affermazione grave che sembra stabilire una gerarchia tra la bestiale aggressione ad un povero ragazzo inerme a Verona da parte di altri ragazzi imbevuti di ideologia neonazista e le demenziali manifestazioni a Torino di contestazione allo Stato Ebraico.

Secondo Fini, queste ultime sono più gravi. Come si fa a trovare qualcosa, qualsiasi cosa di più grave di un omicidio a freddo e per futili motivi, anzi senza motivo, di un ragazzo? Due le ipotesi. O uno scivolone infelice, come può capitare a tutti. Allora Fini onestamente avrebbe dovuto scusarsi, anzitutto con la famiglia del povero ragazzo e magari anche con gli italiani.

Oppure è stato un tentativo maldestro di distogliere l’attenzione, nel corso di Porta a Porta, dalla caratterizzazione di destra estrema della tragedia di Verona? Peraltro stavolta i leghisti sono stati molto più moderati del Presidente della Camera, limitandosi ad esprimere cordoglio alla famiglia e condanna del gesto vigliacco. Esclusa la prima, per le mancate scuse di Fini, resta la seconda ipotesi, che però ci spinge ad una terza ipotesi che è anche una domanda inquietante. E se non fosse né uno scivolone né un atto maldestro, ma semplicemente una svista nostra, perché abbiamo giudicato prematuramente Fini "cambiato" perchè ha solo messo il doppiopetto da presidente?

 

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