EDITORIALE. “I difficili rapporti banca-clienti e l’Ombudsman dell’ABI” di M. Novelli

Con l’approvazione della legge 154 del 1992 (trasparenza bancaria) l’Abi si rese conto che il legislatore era ormai intenzionato a promuovere norme miranti a riequilibrare lo sbilanciato rapporto banca/cliente. L’associazione bancaria si affrettò, pertanto a mettere in piedi un organismo di valutazione dei reclami, prima che le venisse imposto istituzionalmente. Il 15 aprile 1993 fu istituito il cosiddetto Ombudsman bancario, organismo privato, costituito da 5 membri, carente là dove non fu prevista dall’ABI la partecipazione all’Ufficio, quanto meno, di un rappresentante degli utenti.
Adusbef denunciò immediatamente l’iniziativa e diffidò l’Abi dal denominare "ombudsman" questa sua gemmazione (pur con la partecipazione di una compiacente Banca d’Italia).

L’organismo tenne nominalmente le sue posizioni finché non ottenne, ad opera di governi distratti, un accreditamento ufficiale a Bruxelles (primi anni 2000) come unico organismo italiano considerato super partes nei rapporti banca-cliente.

Col Decreto Legislativo 28 luglio 2000 n. 253, in materia di criticità operative inerenti i bonifici transfrontalieri (di recepimento della direttiva 97/5/CE) l’Ombudsman dell’Abi risultò fuori norma: si imponeva una revisione in ordine alla composizione dell’organo decidente.
Pertanto dal 2006 l’organismo (autopromosso a Giurì bancario) ha una struttura costituita da 5 membri così individuati: Presidente nominato dalla Banca d’Italia; due membri nominati dal presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (un avvocato e un commercialista); uno nominato dal presidente dell’associazione Bancaria Italiana su designazione del CNCU (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti), ovvero da almeno tre associazioni di categoria scelte dal Consiglio stesso; uno nominato dal Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana su designazione di almeno due associazioni rappresentative delle altre categorie di clienti, scelte tra le seguenti: Confindustria, Confcommercio ecc.

Ma, come per l’Arbitro bancario e finanziario di Bankitalia, anche per il Giurì ci corre l’obbligo di avanzare la stessa critica nei criteri di scelta dei membri dell’organismo: si privilegia una ipotetica terzietà (sempre da dimostrare nei fatti) e si trascura una effettiva conoscenza della concreta problematica inerente il rapporto cliente-banca: in entrambi i casi, nessun membro giudicante ha mai lavorato in una banca commerciale. E’ da ritenersi che la gestione dei reclami non possa essere affidata a docenti universitari.

Mauro Novelli, Segretario Nazionale Adusbef

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