EDITORIALE. Il ministro vampiro, di A. Longo

Che Brunetta fosse personaggio aggressivo lo sapevo già, avendolo personalmente sperimentato nel corso di una trasmissione del mattino quando praticamente troncò il dibattito al quale stavamo partecipando lui e io, invitati da Emanuela Falcetti, urlando:"Io con lei non ci parlo più".

La mia colpa era stata quella di aver messo in discussione l’efficacia delle cartolarizzazioni delle case degli enti pubblici, da lui invece fortemente sponsorizzate come efficace strumento di introiti finanziari da spendere per altre 100mila case popolari.

E che volesse passare alla storia del suo Ministero e forse della Repubblica ce ne siamo accorti subito, addirittura quando era ancora in predicato di diventare ministro, col suo accanimento (giusto) contro i "fannulloni".

Ma questa storia della riduzione dello stipendio per chi meritoriamente si assenta per donare il sangue o il midollo osseo più che un infortunio è una incredibile stupidaggine.

Fin dal 1990 la legge prevedeva per i donatori che lavorano, nel pubblico o nel privato, il giorno di permesso pagato al 100%. Questa norma è stata smantellata, nel furore dei provvedimenti antifannulloni, e quindi il giorno della donazione dovrebbe essere decurtato della parte di retribuzione aggiuntiva legata alla contrattazione integrativa (fino al 30% del totale) e che tra le tante voci aveva anche la donazione di sangue.

La reazione fortissima delle associazioni dei donatori ha costretto il ministro a fare retromarcia.
Ministro Brunetta, si dia una calmata. Si è già guadagnato un posticino nella storia dei Governi italiani. Speculare su uno degli atti più generosi che una persona possa fare, e cioè donare il sangue magari per dei malati sconosciuti, rischia di farlo passare alla storia come ministro-vampiro.

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