EDITORIALE. Je stamo a spaccà er culo

I lettori scuseranno il titolo hard. Ma è "originale" e soprattutto in tono con quel verminaio, quella palude piena di miasmi che le intercettazioni telefoniche sulla cosiddetta P4 pubblicate negli ultimi giorni stanno svelando. Una rete di relazioni e rapporti che magari non avranno aspetti penali (lo deciderà il giudice) ma portano a conoscenza del grande pubblico i condizionamenti lobbistici a cui ormai è sottoposto tutto il sistema pubblico del nostro povero Paese.

"Non si muove foglia che Bisignani non voglia", potremmo dire parafrasando un vecchio detto. Poste, Eni, Enel, banche, assicurazioni, nomine ai servizi segreti, persino la visita del Papa ad Assisi, tutto passa dal telefono, dai bigliettini, dalle mani di questo "faccendiere" che sembra avere il dono dell’amicizia e della simpatia, a cui nessuno può sottrarsi. Ma quello che leggiamo sulla Rai e sul ruolo del suo ex direttore generale Masi è difficile da catalogare: qualcosa tra il grottesco e il vomitevole. Cerca continuamente da Bisignani conferme, meriti e riconoscimenti per le operazioni di smantellamento delle voci non allineate nella Rai, a favore del "principale". Masi si era già ritagliato un posto di primo piano nelle storia comica del Paese con quella telefonata a Santoro, durante la trasmissione "Anno zero", quando il conduttore lo aveva preso a pesci in faccia e lui aveva continuato imperterrito a dire stupidaggini e a farsi schiaffeggiare. Adesso leggiamo che Masi vantava con Bisignani di aver fatto finalmente fuori Santoro, anzi dice letteralmente "Je stamo a spaccà er culo. So’ arrapato come una bestia". Questo personaggio per anni è stato ai vertici della comunicazione di Palazzo Chigi. Adesso sappiamo perché.

di Antonio Longo

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