EDITORIALE. La giustizia “à la carte”, di A. Longo

Pubblichiamo un articolo apparso su www.radioarticolo1.it in cui Antonio Longo affronta il tema dell’impunità del Presidente del Consiglio e dei provvedimenti ad hoc che la garantirebbero dopo il no della Consulta al lodo Alfano.

"Sfatto un Lodo, se ne prepara un altro. Dopo gli ultimi insulti ai magistrati, si profilano all’orizzonte nuovi provvedimenti per garantire l’impunità al Presidente del Consiglio. E’ in corso da anni, e questi giorni ha avuto una fortissima accelerazione, unattacco pesante alla magistratura e al sistema processuale previsto dalla Costituzione. I protagonisti sono il presidente del Consiglio e i suoi avvocati di fiducia che sono entrati in Parlamento, uno per tutti l’on. Ghedini. Da quando è in politica Berlusconi è costretto dal suo passato, spesso border line rispetto alla legalità, ad affrontare le aule di giustizia. Le accuse che gli vengono rivolte da varie procure (non solo in Italia, ma anche in Spagna e ultimamente ci sono indagini anche in Svizzera) si riferiscono quasi sempre ad episodi di corruzione per questioni relative ai suoi affari di imprenditore. La vicenda dell’avvocato inglese Mills, o quella della Mondatori, inchiodano Berlusconi e sono emblematiche di un certo modo di affrontare le sfide imprenditoriali che affonda le sue radici nel metodo di Tangentopoli, quando con i fondi neri e con le mazzette si vincevano appalti e magari si compravano anche sentenze giudiziarie. Berlusconi ha affrontato in questi quindici anni processi, sentenze e condanne in un due modi: contestando la legittimità dei magistrati inquirenti e giudicanti, accusati banalmente di "comunismo"; operando per modificare leggi e procedure. Così sono state accorciate le prescrizioni, cancellate le fattispecie penali del falso in bilancio, fino al lodo Alfano che doveva mettere la pietra tombale a tutte le
possibilità di chiamare in giudizio il presidente del consiglio. La sentenza della Corte costituzionale ha smantellato questo apparato difensivo che metteva Berlusconi al di sopra della Costituzione e della legge. Ma subito il ministro della giustizia, da molti pronosticato come un possibile delfino del leader Pdl, con l’ausilio tecnico dell’avvocato-parlamentare Ghedini, si è messo al lavoro e sta preparando un ennesimo provvedimento che dovrebbe tagliare le unghie alla magistratura. Ulteriore taglio alla prescrizione e spostamento dei processi alle alta cariche dello Stato al tribunale di Roma, una volta definita "porto delle nebbie" ed evidentemente ritenuto più "addomesticabile". Siamo certi che anche questa volta il Quirinale e la Corte costituzionale vigileranno perché non venga stravolta la garanzia costituzionale del giudice naturale e perché Berlusconi non si ritenga più uguale degli altri.

di Antonio Longo

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