EDITORIALE. Lettera aperta al vescovo di Padova, di A. Longo

Eccellenza, le cronache di ieri ci raccontano di un suo gesto certamente equivocato. O addirittura inventato da qualche miscredente. Si è detto che Lei avrebbe cacciato dalla Chiesa di S. Bartolomeo sui Colli Euganei il giornalista Gianni Biasetto, corrispondente del "Mattino di Padova", colpevole di aver divulgato la notizia di un prete della Sua diocesi, innamorato di una donna e padre di un bambino di due anni. E lo avrebbe fatto rivolgendogli questa parole: "Tu non puoi stare qui, qui comando io e adesso esci". Ci sarebbero anche foto che documentano questo fatto. Ma io credo, Eccellenza, che sia tutto taroccato, falso e costruito al solo scopo di danneggiare la Chiesa e Lei personalmente.

Non è possibile che un rappresentante autorevole di chi difese i peccatori e le prostitute dal perbenismo dei Farisei abbia potuto compiere questo gesto di grande ipocrisia e di inaccettabile autoritarismo.

Non è possibile che un rappresentante di quella Chiesa che nei secoli scorsi rivendicò e attuò il "diritto di asilo" per chi era perseguitato dall’Autorità civile, e in qualche caso anche per assassini e malfattori, sottraendoli all’arresto, si ritenga "padrone" della Casa di Dio, decidendo chi può starci e chi deve uscire.

Non è possibile che un rappresentante di chi disse: "La verità vi farà liberi" abbia offeso in tal modo un giornalista colpevole solo di aver raccontato quello che tutti sapevano e che lo stesso interessato ha pubblicamente rivendicato e cioè che un prete amava una donna e da questo amore era nato un bimbo.

Non è possibile che una Chiesa che non fa altro che parlare di famiglia e di figli sia poi così "matrigna" sia verso questo prete, costringendolo ala riduzione allo stato laicale, sia (ancor più assurdamente) verso questo giornalista colpevole solo di aver fatto il suo lavoro.

Siamo sicuri, Eccellenza, che tutto questo non sia vero e che Lei smentirà quello che raccontano le cronache e documentano le fotografie. E se Lei invece non fosse in grado di smentire, o se incredibilmente difendesse quel suo gesto, allora Eccellenza Le resta una cosa sola da fare, anzi due: vergognarsi e dimettersi da un ruolo di pastore che non merita di svolgere.

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