EDITORIALE. Lotta a contraffazione, ok ma anche a delocalizzazione del made in Italy, di A. Longo

Predicano bene ma razzolano male. Il vecchio adagio si adattava bene oggi a molti discorsi che si son sentiti in Confindustria alla Giornata per la lotta alla contraffazione. Il fatto è che molti di quegli industriali, che additano nei "vù cumprà" il nuovo pericolo per l’ordine pubblico e per le finanze delle loro imprese e dello Stato, strillano in difesa del "made in Italy" ma poi lo delocalizzano in Asia o in Africa.

Quindi da una parte invocano il "sistema Paese" per difendere il loro fatturato, dall’altra proprio per difenderlo meglio (e magari incrementare i margini di profitto) chiudono le fabbriche di scarpe, borse, mobili in Italia e le riaprono in Bangladesh, Tunisia, Cina o chissà dove.

Così come è scandaloso che si applichino multe di migliaia di euro all’extracomunitario trovato sulla spiaggia a vendere qualche foulard di griffe contraffatta e poi si chiuda un occhio o tutti e due sulle imprese che lavorano per le grandi griffe in Italia e nei Paesi in via di sviluppo con i lavoratori in nero o lavoratori-bambini.

E che dire della distribuzione che ogni tanto viene beccata con prodotti alimentari contraffatti sugli scaffali e se la cavano solo con un sequestro delle confezioni e una piccola multa, senza che invece venga sospesa e nei casi più gravi ritirata la licenza, come sarebbe giusto?

Quando poi si perseguono i ragazzi che scaricano i file musicali per proprio uso e si chiede (e si ottiene!) un balzello su ogni supporto informatico solo perché "potenzialmente" potrebbe essere utilizzato per scaricare musica o video, allora vien proprio voglia di trasgredire…

Non lo possiamo fare e non lo vogliamo dire. Anzi, dobbiamo impegnarci tutti contro la contraffazione. Ci aspettiamo azioni coerenti: si perseguano i produttori e i grandi distributori delle merci contraffatte, anche perché spesso sono collegati o fanno parte organica della criminalità organizzata: si sanzionino pure i clienti sprovveduti ma con proporzione.

Soprattutto, presidente Marcegaglia, ci aspettiamo che presto lei organizzi anche la Giornata contro la Delocalizzazione. E’ un dovere verso il sistema Paese e verso chi, col suo lavoro, lo ha fatto grande.

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