EDITORIALE. Metteremo le mani in tasca agli italiani

Mille euro di tasse in più in due anni. Mille euro in meno da spendere nei consumi essenziali, per non parlare del risparmio che ormai è un lontano ricordo per milioni di famiglie italiane. Questi sono i numeri, parziali, della manovra appena approvata dal Parlamento, con una velocità definita "miracolosa" dal presidente Napolitano. Bene per fronteggiare la speculazione, male per l’equità sociale e per il welfare, malissimo per la credibilità della classe politica. E’ vero che si tratta di costi che varranno fra due anni, se non si riordina l’assistenza e se non verrà realizzata la riforma fiscale. Ma intanto si impongono da subito ticket sulla sanità, che verranno pagati dai più deboli, cioè persone malate e anziani, e si sposta in avanti l’età del pensionamento, mentre i tagli ai costi della politica vengono affidati ad una "commissione" che dovrà calcolare la media delle retribuzioni europee, da applicare alla prossima legislatura.

Con questa manovra il Governo ha fatto chiaramente una scelta di campo. Una volta si sarebbe detto una "scelta di classe", ma il marxismo non va più di moda e allora scegliamo il linguaggio piatto della cronaca. Scelta di campo perché si individuano nelle famiglie, nei lavoratori dipendenti e autonomi e nei pensionati i soggetti da spremere al massimo, anche se non mancano misure a carico di imprese e risparmiatori. In particolare pagheranno di più le persone e le famiglie, alla faccia di quanto Governo e maggioranza ripetono da sempre e cioè: "Non metteremo la mani in tasca agli italiani". Perfino i vescovi protestano!

Restano invece pressochè intatti i grandi patrimoni, le ricchezze e rendite finanziarie; non si liberalizzano le corporazioni più ricche, come i farmacisti; si annullano o quasi le aperture delle liberalizzazioni già realizzate, per favorire lobbies potenti come quella degli avvocati e di tutti coloro che hanno un albo professionale. Non si toccano, se non marginalmente, i redditi altissimi dei manager e le indennità dei politici (i più pagati del’Europa).

E’ ora di voltare pagina. E’ ora di rimettere al centro del dibattito politico e dell’azione di governo il diritto al lavoro dei giovani e delle donne, la distribuzione della ricchezza e l’equità contributiva, la libertà di impresa che sconfigga i corporativismi, l’efficienza della pubblica amministrazione, il diritto dei cittadini di scegliere chi li rappresenta in Parlamento, il rigore e la parsimonia di chi esercita il potere.

Tutti coloro che hanno a cuore il futuro di questo Paese devono superare gelosie di partito e unirsi per riconquistare la credibilità internazionale, fortemente compromessa da un presidente del Consiglio pluri-inquisito, che si barcamena tra i suoi sollazzi più o meno leciti e le corse in tribunale per difendersi da reati infamanti per chiunque.

I cittadini, le famiglie, le imprese non possono più aspettare.

 

di Antonio Longo

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