EDITORIALE. Non ci resta che piangere. O giocare?, di A.Longo

Dicono i sociologi e confermano gli economisti che nei momenti di crisi più nera c’è un’attività ludica che cresce moltissimo, contribuendo a svuotare ulteriormente le tasche delle famiglie: il gioco, la scommessa. Lo abbiamo visto di recente quando il montepremi del Superenalotto era arrivato a sfiorare i 150 milioni di euro (300 miliardi delle vecchie lire!). Da qualche settimana un altro gioco sta coinvolgendo sempre più milioni di italiani, il Win for life, se vinci hai una rendita assicurata di 4 mila euro per venti anni, praticamente una lauta pensione. Ma c’è il trucco e l’ingannevolezza denuncia Il Salvagente, perché in realtà la vincita va divisa fra tutti gli eventuali vincitori. Questo c’è scritto, sulla schedina di gioco, ma in caratteri piccoli e solo nella parte retrostante. Anche in questo caso, come per gli "abbonamenti" alle suonerie dei cellulari, il messaggio è praticamente illeggibile nelle frazioni di secondo in cui scorre sugli schermi televisivi.

Cosi centinaia di migliaia di italiani vengono beffati e truffati due volte, peraltro con l’aggravante dell’uso della tragedia abruzzese per incentivare al gioco (gli spiccioli vanno alle vittime del terremoto…). La prima volta perchè vengono spinti a giocare. La seconda perché vengono ingannati anche nel gioco. Fa bene Il Salvagente a segnalare la vicenda all’Antitrust e vedremo anche l’esito che avrà la diffida e l’eventuale inibitoria annunciata da MDC. Certo è che anche questo massiccio ricorso all’illusione del gioco per risolvere problemi di una vita grama è un altro segnale forte delle difficoltà in cui versano le famiglie e della scarsa fiducia in un futuro di chances lavorative. Parafrasando il famoso film con Roberto Benigni e Massimo Troisi, potremmo amaramente concludere: "Non ci resta che giocare".

Comments are closed.