EDITORIALE. Parmalat: l’amaro in bocca, di A. Longo

Vergogna, perplessità, scandalo, sconcerto: le reazioni delle associazioni dei consumatori di fronte alla decisione dei giudici di Milano non fanno sconti a nessuno. Aggiungiamo anche l’amarezza, dopo anni di denunce, indagini, rimpalli di responsabilità, di vedere che per quel disastro finanziario che ha rapinato oltre 30mila risparmiatori alla fine non pagherà nessuno. Eppure alcune di quelle banche hanno transato con il commissario straordinario Bondi per centinaia di milioni di dollari, riconoscendo in qualche modo le proprie responsabilità nel concedere credito e credibilità ad un impostore convinto di essere come re Mida, cioè di creare ricchezza dal niente. Amarezza anche per il confronto con altre realtà, come quella americana, dove gli emuli di Tanzi sono in galera da parecchi anni e ci resteranno per molto tempo. Tanzi invece sta nella tranquillità della sua villa e magari passerà le vacanze di Pasqua nel suo yacht (mica è suo, appartiene alla moglie o chissà a chi!).

In questi giorni si stanno decidendo i destini futuri della giustizia nel nostro Paese. Il Presidente del consiglio e avvocati-deputati pagati da tutti noi contribuenti non sanno più cosa inventarsi per sottrarlo al giudice per i numerosi processi che dovrebbe affrontare. Perfino il card. Tettamanzi nel suo discorso d’addio ai suoi fedeli della Chiesa Milanese ha sentito di dover prendere posizione contro "gli ingiusti che non si sottopongono al giudizio"!

Ieri avevamo vissuto un giorno di soddisfazione per la dura sentenza che ha colpito i responsabili del tremendo rogo alla Thyssen Krupp. Oggi restiamo con l’amaro in bocca per la giustizia negata agli oltre 30 mila risparmiatori. Speriamo che il futuro ci restituisca un po’ di quella fiducia che oggi facciamo fatica ad avere.

 

di Antonio Longo

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