EDITORIALE. Pasta salata, di A. Longo

Aveva ragione Antonio Lirosi, ex Mister Prezzi, che per primo aveva sollevato il problema del costo della pasta. Adesso l’Antitrust ha comminato multe per 12,5 milioni al ‘cartello’ costituito da Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, etc. Naturalmente i pastai si stracciano le vesti e spergiurano che non è vero, che chiariranno, che le sanzioni sono ingiuste e, ovviamente, le contesteranno davanti al Tar.

Non se ne può più di queste geremiadi di aziende che prima tartassano i consumatori aumentando i prezzi con le motivazioni delle lievitazioni (mai parola fu più azzeccata!) dei costi internazionali, poi reagiscono infastidite alle denunce delle associazioni (e in questo caso anche di Mr. Prezzi) e infine si arrampicano sugli specchi di fronte alle contestazioni dell’Autorità Antitrust che li ha colti con le mani nel sacco.

Già, perché gli 007 di Catricalà hanno rinvenuto "copiosi documenti che dimostrano inequivocabilmente che le imprese hanno concertato una comune strategia di aumenti dei prezzi.

E nel confronto di mercato tra aziende maggiori e quelle di piccole dimensioni, queste ultime hanno potuto aumentare i prezzi mentre le imprese maggiori non si sono trovate da sole ad aumentarli.

A questo punto la grande distribuzione ha dovuto accettare i nuovi listini.

Tra queste grandi aziende della pasta ce ne sono alcune che poi parlano tanto di "responsabilità sociale" di impresa, finanziano benemerite iniziative umanitarie e si impegnano in convegni di studio sulle nuove tendenze consumer.

Ci basterebbe che contenessero di più i prezzi, evitando di speculare massimizzando i profitti con la scusa degli aumenti delle materie prime. La pasta salata fa schifo.

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