EDITORIALE. Possiamo tornare a gridare “L’Italia s’è desta!” di A. Longo

Pubblichiamo l’editoriale a firma di Antonio Longo apparso sul numero de Il Salvagente in edicola domani. "A 150 anni dall’unità, il nostro paese si presenta al mondo e alla storia più diviso che mai, in profonda crisi istituzionale, senza un ruolo internazionale, con il volto volgarmente imbellettato del suo primo ministro, immortalato dai titoli della stampa mondiale per le sue prodezze erotiche" scrive Longo.

Forse il principe Klemens von Metternich sta godendo il suo postumo trionfo e se la ride nell’aldilà con il conte Dietrichstein, al quale mandò nel 1847 la lettera con la famosa e controversa frase "L’Italia è un’espressione geografica". A 150 anni dall’unità, il nostro paese si presenta al mondo e alla storia più diviso che mai, in profonda crisi istituzionale, senza un ruolo internazionale, con il volto volgarmente imbellettato del suo primo ministro, immortalato dai titoli della stampa mondiale per le sue prodezze erotiche. Eppure ogni giorno decine di milioni di italiani vanno a lavorare in fabbrica, nelle università, nel commercio, nelle arti, con risultati che vengono riconosciuti e celebrati. Ci siamo risollevati da un conflitto mondiale che ci aveva visti sconfitti e con le città distrutte, trasformando un paese agricolo nella sesta potenza industriale.

Questo paese si è unito davanti a un terrorismo rosso e nero di inaudita violenza, con centinaia di morti tra magistrati, forze dell’ordine, giornalisti e gente comune, e lo ha sconfitto senza cadere nell’autoritarismo. Siamo riusciti ad agganciare la moneta unica e a superare più volte disastrose crisi finanziarie internazionali meglio di altri più celebrati sistemi economici. Abbiamo eccellenze in ogni settore, dalle Ferrari che nei decenni hanno fatto mangiare polvere alle potenti auto inglesi, tedesche e giapponesi, agli edifici eleganti e arditi di Renzo Piano che arricchiscono New York, Berlino, Parigi; dai laboratori sulle nanotecnologie dell’Università di Lecce ai vini straordinari di Montalcino; dal dominio della moda internazionale alla straordinaria forza del volontariato sociale. In ampi territori del paese si gode un tenore di vita tra i più alti del mondo e tra i più vivibili, tant’è che star del cinema, ricchi e potenti di tutto il mondo vengono a vivere, a sposarsi, a fare le vacanze da noi. Poi abbiamo gli scandali di Pompei che crolla, di una burocrazia sorda e complicata, di una criminalità organizzata che taglieggia intere aree dello Stivale (non più del solo Sud, come giustamente aveva denunciato Saviano e con buona pace di Maroni e dei leghisti), di fameliche cricche e consorterie che si spartiscono gli appalti e gli appartamenti pubblici.

Ma il futuro è nelle nostre mani. Orson Welles diceva: "L’Italia conta 50 milioni di attori. I peggiori stanno sul palcoscenico". Forse profeticamente pensava all’Italia di oggi. Cambiamo questi attori che oggi dominano la scena e potremo tornare a gridare "L’Italia s’è desta!".

 

di Antonio Longo

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