EDITORIALE. Prediche inutili?

Un Paese medioevale quello dipinto oggi dal Presidente dell’Antitrust Catricalà. Un Paese in cui ancora dominano le corporazioni e ogni feudo viene difeso con le unghie e con i denti, mentre invece impudicamente si chiede di liberalizzare questo o quell’altro settore (tranne il proprio!!!).

Ci sono i vassalli, i valvassori e i valvassini, cioè gli appartenenti a determinate categorie privilegiate che godono di alti redditi, a seconda dei rapporti di forza col potere politico. Ne citiamo un paio: i farmacisti cosiddetti "titolari", che hanno titolo di studio ed esame di stato come tanti altri laureati in farmacia ma godono del diritto di esclusiva territoriale: qui comando io ed entro tot km non si può aprire nessun’altra farmacia. Magari si tratta di piccoli paesini che dai 4-5mila abitanti invernali passano ai 50mila dei mesi estivi, ma i signorotti restano padroni assoluti e decuplicano i loro già ampi margini di guadagno, che li classificano al secondo posto nella piramide dei redditi, subito dopo i notai. Altra categoria quella delle professioni, per accedere alle quali ci sono gli "albi", retaggio corporativo che magari non è più sufficiente a contenerne il numero (vd gli avvocati, che superano i 230mila). Anche in questi casi, per difendere le posizioni si fanno pressioni inaudite sul Parlamento per ottenere l’esclusiva di certi compiti, come ad esempio per la mediazione.

Quelle di Catricalà allora sono prediche inutili, come diceva il presidente Einaudi? Speriamo di no, speriamo che anche grazie all’azione dell’Antitrust e delle associazioni consumatori nel loro piccolo si riesca a scalfire questo blocco di interessi che cerca di restare chiuso a riccio nei suoi privilegi. Anche i castelli medioevali prima o poi cedevano all’assedio.

di Antonio Longo

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