EDITORIALE. Primarie che ci interpellano, di G. Trincia

Tre milioni di cittadini che prendono parte alle primarie del Partito Democratico, sono linfa preziosa per la nostra democrazia. Ci dicono che c’è grande voglia di contare, di decidere, di partecipare direttamente e di guardare avanti. L’auspicio, per il bene di tutti, è che anche dal centro destra ci si muova in questa direzione. Le primarie non sono la panacea per risolvere la grave crisi che da decenni colpisce i partiti italiani. Esse, però, possono aiutare molto a sciogliere uno dei nodi cruciali di questa crisi, cioè la selezione dei loro gruppi dirigenti, spesso improntata ai soli criteri dell’immagine e della visibilità, a discapito della competenza, dell’esperienza e della coerenza.

Queste primarie interpellano però pure il variegato mondo dell’attivismo civico nel nostro Paese e il modo con cui al suo interno, penso in particolare al terzo settore, alle associazioni di promozione e di tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori, si selezionano prima e si legittimano poi i rispettivi gruppi dirigenti. Che peso effettivo hanno gli aderenti alle nostre associazioni per quanto riguarda proprio la scelta dei rispettivi leader? C’è chi sostiene che le primarie siano applicabili solo ai partiti e forse ai sindacati, ma non alle associazioni di tutela dei diritti, perché esse avrebbero dinamiche, motivazioni, modalità di impegno e strutture organizzative, molto più leggere e flessibili rispetto ai soggetti che devono confrontarsi in maniera stringente con i temi della rappresentanza politica o sindacale. Il sospetto è che questo atteggiamento rifletta un complesso di superiorità morale nei confronti soprattutto di partiti e sindacati, con cui tentare di giustificare l’abitudine a procedere per cooptazioni e per nomine avallate dall’alto, dai "vecchi" se non proprio dai fondatori, o, addirittura, da centrali apparentemente esterne alle stesse associazioni, come partiti,sindacati, grandi associazioni di provenienza o fondazioni che ora sono molto più di moda.

Insomma, per che sostiene questa tesi, le riforme riguardano sempre gli altri a mai se stessi. A questi indomabili conservatori si affiancano in genere i soliti cortigiani, proni da un lato a non criticare mai la vecchia oligarchia associativa e pronti, dall’altro, a tessere nell’ombra le trame della loro grigia carriera futura. Parliamo ormai da molto della scarsa mobilità sociale presente nel nostro Paese, del fatto che i nostri politici spesso siano sempre lì ad occupare certe poltrone e poltroncine da venti o trenta anni. Siamo sicuri che qualcosa del genere non avvenga dentro le nostre organizzazioni civiche? Perché non chiederci come mai siano così frequenti casi di presidenti, segretari, responsabili, più o meno fissi nei loro posti di comando e di responsabilità a livello non solo nazionale ma perfino in quello regionale e locale? Dovremmo chiederci con onestà perché mai gli aderenti e già quello sarebbe un bel passo in avanti, non possano mai dire direttamente la loro su chi scegliere per rappresentarli e guidarli e perché mai il serio candidarsi di qualcuno di essi siaspesso visto quasi come una offesa di "lesa maestà" da chi già esercita precise responsabilità.

Questo delle primarie sarebbe forse un bel passo in avanti anche per rinnovare non solo i volti e le età di chi ci rappresenta ma direi soprattutto per rinnovare le idee, i programmi, i modi di agire e di organizzarsi delle nostre associazioni.

di Giustino Trincia, Cittadinanzattiva e Segretario generale Consumers’ Forum

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