EDITORIALE. Privacy, un messaggio di libertà in sintonia con i cittadini, di A. Longo

Tra le varie Relazioni annuali delle Autorità di regolamentazione, quella del Garante della privacy non ha impatto sul "portafoglio" del cittadino ma ha una importanza primaria per quanto riguarda i diritti e la tutela della persona. Pizzetti e il Collegio quest’anno avevano molti capitoli da trattare: dalla vicende delle foto del premier e delle sue "accompagnatrici" alla normativa sulle intercettazioni; dalla pubblicazione su internet dei dati relativi agli stipendi e alle assenze per malattia degli statali alle "ronde" padane e non solo; dalle banche dati all’uso (e al controllo) di internet.

Il messaggio che viene fuori dalla densa Relazione di quest’anno (vd. la notizia di HC) va in direzione di un insieme di garanzie a tutela dei diritti del cittadino e della collettività.
Quindi va bene regolamentare l’acquisizione e la pubblicazione di notizie da procedimenti giudiziari in corso (le famose intercettazioni) ma senza ledere il diritto all’informazione e senza intimidire giornalisti ed editori con sanzioni penali.

No alle foto che riprendono personaggi anche pubblici nell’interno delle loro abitazioni ma nessun vincolo all’utilizzo di foto degli stessi personaggi in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Va bene far conoscere le assenze per malattia degli impiegati statali e le retribuzioni dei dirigenti, ma senza violare i loro diritti come lavoratori. Ad un osservatore superficiale potrebbe sembrare una sorta di "cerchiobottismo", che cerca di non scontentare nessuno.

In realtà il Collegio presieduto dal prof. Pizzetti in questi anni ha definito e precisato sempre meglio i confini tra libertà e diritti della persona e garanzie delle collettività, in un difficile equilibrio reso sempre più complicato anche dall’avvento di nuove situazioni sociali, di nuovi schemi culturali e delle nuove tecnologie. Fino a venti anni fa non esistevano gli immigrati clandestini, le telecamere sugli edifici, internet e la sua pervasività.

Dobbiamo essere grati al Garante per i pronunciamenti sempre ineccepibili sul piano del diritto quanto attenti alle mutazioni socioculturali. Qualche volta possono non piacerci e abbiamo il diritto di dissentire. Tantissime altre volte troviamo in queste decisioni la garanzia della tutela dei nostri diritti e le risposte ad interrogativi anche sul futuro che ci aspetta. Basta leggere alcune espressioni e parole usate da Pizzetti quest’anno, quando parla dei moderni banditi del nuovo far west digitale" e nello stesso tempo chiede di "proteggere la libertà della rete da chi la vorrebbe soffocare". E non ha timori di fare una affermazione politicamente forte, quando parla dell’Iran per dire che "la Rete è una forma di resistenza democratica mai immaginata prima". Mai una Autorità è stata cosi in sintonia con il sentire comune dei cittadini del mondo.

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