EDITORIALE. Questione morale, appalti e partecipazione civica, di G. Trincia

Anno nuovo e problemi vecchi, come quello della questione morale che nel nostro Paese ha un nome ben preciso: corruzione. Secondo la Banca Mondiale in Italia il danno causato dalle tangenti è di 50 miliardi di euro l’anno. La percezione della corruzione elaborata da Transparency segnala un peggioramento: se nel 1993 eravamo al 30° posto tra i Paesi virtuosi, nel 2007 stavamo al 41° e nel 2008, siamo scesi al 55°. C’è molto poco di astratto e moltissimo di concreto nella questione morale che è pure una questione politica e uno dei volti del nostro problema giustizia. Resta il dato, la conseguenza, di un drammatico crollo della fiducia in tantissimi cittadini, sulle reali possibilità di venirne a capo. Gli appalti, sono insieme il fenomeno e la parola che ricorre il più delle volte nella questione morale italiana.

E’ su questo fenomeno e attorno a questa parola, che si può costruire una pagina davvero nuova dell’impegno civico nel nostro Paese. Infatti, o si riesce ad introdurre l’attivismo civico nei meccanismi spesso non a caso tortuosi che animano il processo di un qualsiasi appalto, oppure, il sistema rischia davvero di implodere su se stesso. Le organizzazioni civiche, le stesse associazioni dei consumatori e degli utenti, purché ben preparate, non solo potrebbero ma, a mio modesto avviso, dovrebbero intervenire in alcune delle fasi cruciali che regolano l’affidamento in appalto (o in concessione), di un servizio o di un lavoro. Esse dovrebbero pretendere di essere inserite con diritto di parola, di proposta e di controllo, ma senza esercitare poteri decisionali che aspettano ad altri, sulle gare di affidamento in appalto o in concessione di servizi fondamentali (es. le mense o i servizi di pulizia nelle scuole, negli ospedali e nei servizi sanitari o i servizi di cura e assistenza delle persone) o della fornitura di prodotti (es. le apparecchiature elettromedicali) o della esecuzione di lavori pubblici (costruzione e manutenzione delle strade, delle scuole, degli edifici pubblici).

Non sto parlando di un sogno o di una utopia, quanto, piuttosto, di una stringente necessità, per evitare che si debba sempre e solo intervenire dopo (quando si riesce o si vuole farlo) e, comunque, quando il danno è stato ormai fatto. Le esperienze positive di coinvolgimento attivo dei cittadini, realizzate anche nel nostro Paese ci sono, perché non partire da quelle? Le associazioni dei cittadini potrebbero intervenire prima di una gara, in sede di illustrazione alle ditte pretendenti, per segnalare loro alcune caratteristiche, alcune esigenze dei servizi e delle forniture in gara, che sono molto importanti per i cittadini destinatari. Potrebbero intervenire su alcuni contenuti del bando e dell’estratto di gara; sul capitolato di appalto (ancora raro da ottenere in molti casi per dei comuni mortali); sul controllo del rispetto o meno dei tempi di esecuzione dei lavori; sul collaudo civico di certi servizi; sul controllo di qualità dei servizi e dei lavori svolti. Insomma potremmo dire la nostra inmolti casi e fare cose molto concrete, senza dover fare gli apprendisti stregoni e il mestiere di altri.

Si può utilizzare a questo scopo pure la riforma dei servizi pubblici locali, varata a fine 2007 (Legge n. 244, art. 2, comma 461). Cosa aspettiamo? Questo però è un terreno di lotta politica che, nel migliore dei casi, riguarderà il ruolo dei cittadini e dei consumatori, Vedrete quanto sarà difficile superare i troppi no che gli addetti ai lavori del fenomeno appalti e concessioni, diranno contro quei cittadini e quelle organizzazioni civiche che vogliono molta più trasparenza, comprensibilità e possibilità di attivismo civico, per contrastare quel deprimente fenomeno dilagante che si chiama corruzione. Sarà difficile, ma proviamoci, possiamo farcela!

Giustino Trincia, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva

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