EDITORIALE. Scajola, Andreotti e Mr Prezzi di A. Longo

Il ministro Scajola, nato e rimasto democristiano, conosce benissimo il sen. Andreotti e uno dei suoi detti più famosi:"A pensare male si fa peccato ma si indovina quasi sempre". Oggi è stata presentata la riforma del Ministero dello sviluppo economico e ci sono molte sorprese, tutte negative per i consumatori, come documenta sopra HC. Il loro "peso" nella struttura del Ministero si alleggerisce molto, fino quasi a diventare evanescente. Disperso in un mega Dipartimento, che si occuperà di moltissime altre cose e in una DG chiaramente ridimensionata nel suo ruolo politico.

Clamorosa poi la "dimenticanza" del Garante dei prezzi, una delle strutture di tutela dei consumatori. In tutto il provvedimento di riorganizzazione non si parla più di Mr. Prezzi e nelle competenze della DG per il mercato c’è solo un riferimento al "monitoraggio dei prezzi", che esisteva già prima dell’istituzione del Garante. Non sappiamo se si tratta, appunto, di una banale (e grave) dimenticanza o di un "prezzo" pagato a quei settori della produzione e della distribuzione che sono stati colpiti in questi mesi dalle denunce di Mr. Prezzi.

A tutto questo si aggiunge la pessima piega che sta prendendo la "revisione" della normativa sulla class action, rinviata al prossimo gennaio 2009. Stando al testo di cui abbiamo preso conoscenza solo attraverso un articolo del Sole 24 Ore (nonostante l’impegno del Ministro Scaiola di farlo conoscere preventivamente alle associazioni e infatti era stato costituito un gruppo di lavoro ad hoc in cui era impegnato l’avv. Massimiliano Dona), è passato il divieto di retroattività e a legittimazione ad agire viene estesa praticamente a tutti. La prima modifica è stata un vittoria della Confindustria, che anche attraverso il suo vertice aveva chiesto tale divieto, a garanzia soprattutto del settore bancario, delle varie Parmalat & C.. La seconda invece deve essere una distrazione degli avvocati di via dell’Astronomia, che non hanno valutato bene il rischio di miriadi di class action attivate dall’avvocato di Pescosolido o di Brembate di Sotto, desideroso del suo quarto d’ora di pubblicità. Ma questi sono affari di lor signori.

A saldo di tutta questa operazione, ci ritorna il sospetto: con questa serie di scelte che indeboliscono il consumerismo, Scajola sta pagando pegno a Confindustria e a Confcommercio?
Si, a pensar male facciamo peccato, ma forse indoviniamo.

Comments are closed.