EDITORIALE. Un voto per e non contro, di A. Longo

Milanesi e napoletani, insieme con tanti altri cittadini, hanno una grande responsabilità. Domenica e lunedì devono mostrare al Paese che la politica non è fatta da demonizzazioni dell’avversario, violenze verbali, promesse da magliari e prepotenza mediatica. Devono andare a votare, senza starsene comodamente a casa reagendo infastiditi e schifati allo spettacolo penoso che queste elezioni amministrative hanno offerto. Invece di confronti sui programma di città, sui modelli di convivenza e di relazioni sociali, di sviluppo del territorio, di politiche del traffico o di sostegno ai meno abbienti, abbiamo sentito parlare di invasioni di rom, femminielli, drogati, gay, accomunati tutti in un giudizio sprezzante di fondo di chi si riempie la bocca con la difesa dei valori cristiani.

Quei valori che invece, autorevolmente, sono rappresentati dai vescovi italiani (il cardinale Tettamanzi per primo) che hanno ribadito il diritti dei musulmani ad avere la loro moschea, il diritto dei rom all’accoglienza, il dovere di tutti alla tolleranza.

Milanesi e napoletani anzitutto devono dimostrare a tutti gli italiani che la scelta di un sindaco non vuol dire guerra civile, colpi bassi fondati sulle menzogne, aggressioni.

Andare a votare è il modo migliore per affermare il rifiuto di tutto questo e il diritto dei cittadini ad una politica che convince, dopo aver discusso con tutti, e ad amministratori aperti, capaci, credibili.

Un voto per e non un voto contro.

di Antonio Longo

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