EDITORIALE. “Una battaglia di civiltà”, di A. Longo

E’ una battaglia per rendere un po’ più civile ed umano questo paese, che rischia sempre più di diventare una jungla dove impera la legge del più furbo e del più forte. La stanno conducendo persone che spesso sono condannate da anni all’immobilità o si avviano a questa condizione. Eppure stanno facendo sentire alta la loro voce di cittadini, sia per rivendicare il sacrosanto diritto di essere assistiti e di poter migliorare le loro condizioni di vita, sia per ribadire che uno Stato e una società civile si riconoscono dal modo in cui affrontano i problemi dei più deboli e dei meno fortunati.

Sono i malati di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), che chiedono al Governo di approvare i nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA), con il nuovo nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili necessari a rendere meno pesante la vita quotidiana di questi (e di tanti altri ) malati e delle loro famiglie. Aspettano da tre anni che entri in vigore il DPCM 23 aprile 2008, fermo alla Ragioneria di stato, cioè al Tesoro. Problemi di soldi, naturalmente, che quando si tratta di malati, per di più senza voce letteralmente, non vengono superati, mentre quando si tratta di enti più o meno inutili, amministrazioni comunali spendaccione o "cricche" più o meno furbe alla fine si trovano sempre.

Qui si tratta di restituire la voce e la capacità di comunicare a centinaia di persone che vengono amorevolmente assistite da eroici familiari (mogli e figli) che si accollano fatiche enormi e quotidiane. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere uno di questi malati, il papà di Giovanna, una giovanissima dirigente MDC. Il sorriso dei suoi occhi è la migliore testimonianza di una vita vissuta intensamente anche se ristretto in un letto. Un pc-lettore traduce il suo sguardo in messaggi, che parlano di amore, affetto, voglia di vivere. Siamo vicini a lui, alla sua famiglia e a tutti i malati di SLA in questa battaglia di civiltà.

Antonio Longo

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