EDITORIALE. Una pernacchia li seppellirà, di A. Longo

Per un attimo ho immaginato che stamattina alla Conferenza nazionale sulla famiglia sia esplosa una sonora pernacchia quando l’ineffabile sottosegretario Giovanardi, intervenuto alla Conferenza sulla famiglia al posto dell’impresentabile Berlusconi, ha affermato: "Scienza e biotecnologie possono togliere ai figli il diritto di nascere all’interno di una comunità d’amore con identità certa paterna e materna". Ho sognato che migliaia di bimbi rispondessero a questa facezia con la loro stessa esistenza, dovuta proprio alle opportunità offerte ai loro genitori dall’inseminazione artificiale e dalle altre tecniche che aiutano le coppie che hanno difficoltà nel dare concretezza al loro desiderio di avere figli.

Al fondo di quest’atteggiamento ottusamente conservatore c’è quel cattolicesimo miope che secoli fa portò in carcere Galileo, perché metteva in discussione credenze fideistiche avanzando ipotesi scientifiche provate, e oggi ancora resta quasi morbosamente attaccato ad una concezione meccanicistica dell’atto d’amore, che da una parte va sempre finalizzato alla procreazione (e quindi no alla contraccezione di qualsiasi tipo e in qualsiasi situazione), dall’altra non ammette ausili medici per chi avesse problemi di fecondità.

Su un fronte parallelo, ma altrettanto grottesco e forse ancora più inaccettabile, il ministro del welfare Sacconi sostiene che "le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione". Quindi niente sussidi familiari se non si è sposati e non si fanno figli.

Giovanardi e Sacconi, prima o poi una pernacchia vi seppellirà!

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