EDITORIALE. Votare per scegliere, di A. Longo

"Votare per l’Europa? Perché? Stavolta mi astengo". Ci sono tanti motivi che allontanano gli elettori italiani dalle urne che si apriranno domani pomeriggio. Mancanza di interesse per una campagna elettorale in cui si è parlato di tutto tranne che dei problemi quotidiani delle famiglie e delle persone; nausea per una classe politica che resiste ad ogni richiamo al rigore e alla sobrietà; un capo del governo che è costretto a difendersi da accuse infamanti, come quella di frequentare minorenni, lanciate non dai suoi avversari politici ma da chi ha condiviso con lui decenni di vita e cioè la moglie.

Ma disertare le urne significa darla vinta a questo andazzo. Vuol dire lasciar decidere i cortigiani, le consorterie clientelari, i cooptati e i "soliti noti". Se tu non esprimi il tuo voto, i nuovi parlamentari europei verranno scelti da chi è nel recinto della politica militante, da chi ha interessi da portare avanti, da chi ha favori da chiedere.

Per questo è importante che tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento per una lista o per un’altra, vadano a votare. Se saranno tanti i cittadini liberi da condizionamenti che sceglieranno secondo coscienza, conteranno di meno i voti di chi invece è mosso soltanto da motivi meno trasparenti o meno leciti.

L’Europa ormai incide profondamente nella nostra vita quotidiana. Le Direttive della Commissione, le decisioni della Banca centrale o del Consiglio europeo possono essere orientate da un Parlamento che è l’unico organismo europeo scelto direttamente dai cittadini.

Se non vogliamo che si vendano aranciate senza arancia o che si legittimi l’agricoltura con OGM; se vogliamo servizi di qualità a costi ragionevoli e competitivi; se crediamo nella concorrenza; se vogliamo una cultura europea e aperta e non miope e chiusa, dobbiamo andare a votare e scegliere donne e uomini davvero liberi e interessati soltanto al bene pubblico.

Buon voto!

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