ENERGIA. Audizione Antitrust: “Cip 6 meccanismo costoso per sistema elettrico e collettività”

"Il Cip 6 è stato un meccanismo di incentivazione costoso per il sistema elettrico e per la collettività. Ha determinato inoltre alterazioni al funzionamento del mercato. D’altro canto, ha anche risposto a specifiche carenze di produzione del nostro sistema elettrico. Opportuni, dunque, gli interventi legislativi volti, da un lato, a circoscriverne l’operatività e, dall’altro, a delineare nuovi e più efficienti strumenti incentivanti. L’emergenza rifiuti ha imposto l’adozione di interventi efficaci che possono richiedere la specifica finalizzazione degli incentivi". È il quadro conclusivo che emerge dall’audizione del Presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà sull’incentivazione delle energie rinnovabili e assimilate, il cosiddetto Cip 6, tenuta presso la X Commissione attività produttive della Camera dei Deputati.

Nell’audizione l’Antitrust ha ricordato la genesi del meccanismo di incentivazione e le sue criticità perchè "fin dall’inizio il sussidio fu destinato non solo a favore del sostegno delle energie rinnovabili (tipicamente la fonte eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice ed idraulica), ma anche a favore di altre forme di energia definite "assimilate" ed individuate dal provvedimento interministeriale. Rientrano in questa categoria impianti di cogenerazione, quelli che utilizzano calore di risulta, fumi di scarico, scarti di lavorazione e/o di processi industriali (ad esempio, impianti che usano i
gas siderurgici) e quelli che utilizzano fonti fossili prodotti da giacimenti minori. Hanno beneficiato del sussidio, infine, anche gli impianti la cui produzione è alimentata dai rifiuti (termovalorizzatori). Anzi, nel corso del tempo, si è registrato un tendenziale sbilanciamento delle erogazioni a favore delle fonti assimilate, nonché un incremento dei sussidi a favore dell’energia prodotta da rifiuti, biodegradabili e non".

Le criticità del sistema erano state segnalate dall’Antitrust già nel 2006 in quanto "l’incentivo in concreto non è andato a sostenere prioritariamente lo sviluppo delle fonti rinnovabili vere e proprie, né ha consentito di premiare le imprese più efficienti". Rileva dunque l’Antitrust: "Ciò, in un contesto di liberalizzazione dei mercati dell’energia, si è tradotto in uno svantaggio concorrenziale per quelle imprese non ammesse al sussidio che utilizzano impianti alimentati dalle stesse fonti assimilate e in un onere improprio in capo ai consumatori finali".

L’Autorità ha però ricordato le innovazioni intercorse con le recenti normative. I finanziamenti Cip 6, ha ricordato, sono stati destinati anche per l’impianto di termodistruzione di Acerra ma il sistema nel complesso "è stato circoscritto".

Restano però alcune perplessità: "In particolare, permangono le distorsioni derivanti dal fatto di sovvenzionare la produzione di energia elettrica da fonti assimilate e non rinnovabili in misura di gran lunga maggiore rispetto a quelle rinnovabili (nel 2007 il costo per il GSE è stato di 3 miliardi e 746 milioni di euro per l’energia ritirata da fonti assimilate e di 1 miliardo e 482 milioni di euro per l’energia da fonti rinnovabili); è rimasto il problema derivante dalla lunghezza delle convenzioni e soprattutto il problema della rilevante differenza tra il prezzo di ritiro da parte del GSE e il prezzo di cessione al mercato. Tali distorsioni – conclude l’Antitrust – continueranno a gravare sui consumatori finali almeno fino alla scadenza naturale delle convenzioni, che dovrebbe avvenire non prima di 7- 10 anni, anche se la loro incidenza tenderà progressivamente a diminuire". Conclusione? "L’Autorità, dunque, pur nella consapevolezza che il CIP 6 ha, nei fatti, consentito di rimediare ad alcune carenze strutturali di produzione del nostro sistema elettrico, non può non salutare con favore le recenti scelte legislative di portare il meccanismo ad esaurimento".

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