ENERGIA. Avvocato Generale Ue interviene sui poteri di nomina dell’azienda milanese AEM

La possibilità di un ente pubblico, in possesso di quote azionarie minoritarie del capitale di un’impresa privatizzata, di conservare il potere di nominare la maggioranza assoluta dei membri del consiglio di amministrazione contrasta con l’art. 56 del Trattato CE sulla libera circolazione dei capitali. Questa è la decisione che l’Avvocato Generale suggerisce alla Corte di Giustizia Europea in merito al ricorso di Federconsumatori, Adiconsum e Adoc e dell’Associazione Azionariato Diffuso dell’AEM (Società di produzione e fornitura di energia elettrica da centrali termo-idroelettriche Milano) sulla riserva di nomina diretta degli amministratori dell’AEM in favore del capoluogo lombardo.

Secondo i ricorrenti ciò sarebbe incompatibile con l’art. 56 CE, come interpretato dalla Corte nella sua giurisprudenza in tema delle cosiddette «golden shares» (azioni che conferiscono poteri speciali).

L’AEM, costituita dal Comune di Milano nel 1996, nel1998 è stata quotata in borsa e vi è stata una prima cessione di titoli azionari in forza della quale il Comune di Milano deteneva il 51% del capitale. Nel 2004, proseguendo il processo di privatizzazione dell’AEM, il consiglio comunale ha deciso di ridurre la propria partecipazione al capitale dell’AEM e di modificare le modalità di nomina dei membri del consiglio di amministrazione della società. In particolare, l’assemblea straordinaria dell’AEM ha introdotto la riserva di nomina diretta degli amministratori in favore del Comune di Milano.

Le delibere sono state impugnate dalle associazioni dei consumatori e dall’Associazione Azionariato Diffuso dell’AEM dinanzi al TAR Lombardia, che si è così rivolto alla Corte di giustizia l’interpretazione dell’art. 56 CE.

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