ENERGIA. Bruxelles e il nucleare

BRUXELLES – Dopo il terremoto e la potenziale tragedia nucleare in Giappone, l’Unione europea è pronta a rimettere in discussione la propria strategia energetica. "L’Ue deve chiedersi se può pensare a un futuro senza energia atomica", ha dichiarato il commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger. Dopo un meeting straordinario convocato dal commissario Ue con i rappresentanti delle autorità nazionali di sicurezza nucleare e dell’industria del settore, l’Ue ha approvato degli "stress test" ovvero dei controlli sulla sicurezza di tutti i reattori presenti nel continente. Ancora da definire le modalità di questi test, che prenderanno in considerazione diverse variabili, come la tipologia di tecnologia impiegata, l’anno di costruzione, la sismicità della zona e il pericolo di incidenti aerei. I test, che saranno definiti entro 5-6 settimane, saranno condotti su base "volontaria" dalle compagnie nucleari, da momento che il trattato di Lisbona non permette a Bruxelles di obbligare gli Stati membri. Nonostante le critiche degli ambientalisti, tutte le principali compagnie si sono dette disponibili a questi controlli. Intanto per lunedì prossimo è stato convocato un consiglio Ue straordinario dei 27 ministri dell’Energia.

Il nucleare in Europa. In Europa i reattori in funzione sono ben 143: 58 in Francia, 19 nel regno Unito, 17 in Germania, 10 in Svezia, 8 in Spagna, 7 in Belgio, 6 in Repubblica Ceca, 4 in Slovacchia e Finlandia, 2 in Bulgaria e 1 in Olanda e Slovenia. Oltre all’Italia, anche la Polonia vuole dotarsi al più presto di questa tecnologia. Nei giorni scorsi il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha deciso la chiusura per tre mesi dei 7 reattori più vecchi del paese, alcuni in funzione da oltre 25 anni. Il commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger, anch’esso tedesco, ha affermato che "è arrivata l’ora di rivedere al più presto la direttiva Ue Nuclear Safety", la normativa che fissa gli standard di sicurezza delle centrali in Europa ma che lascia ampio margine agli Stati membri nella concessione delle licenze e nella modalità dei controlli.

Reazioni in Europa. Non tutti i leader Ue hanno condiviso la scelta di Angela Merkel. Repubblica Ceca e Slovenia si sono dette contrarie a chiudere i loro impianti. Il Presidente sloveno Vaclav Klaus ha affermato che "non è il momento propizio per prendere decisioni politiche e propagare il panico", mentre per il presidente ceco, Vaclav Klaus, gli appelli a ridurre o ad abbandonare l’uso del nucleare rappresentano un "populismo opportunista". Stop anche dal Segretario inglese all’Energia Chris Huhne, secondo il quale qualche "politico continente" ha agito troppo frettolosamente. D’accordo sul non correre troppo anche il Primo ministro francese Francois Fillon: "sarebbe assurdo condannare il nucleare senza riflettere".

Il nucleare in Italia. "Sono molto curioso di vedere il risultato del referendum sul nucleare in Italia del prossimo giugno", ha dichiarato il commissario Oettinger alla commissione Ambiente del Parlamento europeo. Il dibattito europeo sul nucleare, infatti, passa inevitabilmente anche dalle prossime scelte politiche di Roma. Daniel Cohn-Bendit, co-presidente del gruppo dei Verdi europei, è scettico sulla possibilità che l’Italia possa veramente tornare al nucleare: "Vogliono fare delle centrali in Italia ma nessuna regione le vuole". E l’eurodeputata Sandrine Bélier, francese e membro della commissione Ambiente, avverte gli italiani: "Voi che potete scegliere, dite NO al nucleare". Sullo sfondo l’accordo siglato nel 2009 tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy per portare il nucleare in Italia grazie alle tecnologie francesi.

Alessio Pisano’

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