ENERGIA. CRTCU: società non possono minacciare sospensione luce e gas con fattura contestata

Le società energetiche non possono minacciare la sospensione della fornitura di energia elettrica e gas per pretendere pagamenti in caso di fatture che sono state contestate e dunque sono oggetto di verifica. È quanto ricorda il CRTCU (Centro di ricerca e tutela dei consumatori e degli utenti) di Trento, sottolineando l’importanza di una recente pronuncia del Consiglio di Stato dalla quale "i diritti del consumatore escono sensibilmente più rafforzati nei rapporti contrattuali verso quelle imprese che, sfruttando una posizione di supremazia, si fanno protagoniste di comportamenti scorretti". Se dunque un consumatore contesta per iscritto una fattura elettrica o del gas, l’azienda deve sospendere i termini di scadenza del pagamento fino alla definizione del reclamo. Il fornitore, in sintesi, non può minacciare di sospendere luce e gas.

È quanto stabilisce il Consiglio di Stato (sentenza n. 720/2011) che ha ritenuto illegittima ogni minaccia da parte del gestore di sospendere la fornitura di energia elettrica, a fronte del rifiuto del consumatore-cliente di pagare fatture che lo stesso aveva previamente contestato, perché errate, esorbitanti, in ogni caso superiori al consumo. Per l’associazione, i reclami nel settore dell’energia sono in aumento anche a seguito di contratti conclusi con un consenso semplicemente "strappato" per telefono o a causa delle doppie fatturazioni che spesso si creano al cambio di fornitore.

Afferma il giurista dell’associazione Carlo Biasior: "Con l’aumento della concorrenza e delle spinte commerciali si registra un aumento esponenziale dei reclami. Ciò che allarma in modo particolare è l’uso della minaccia di distacco della fornitura da parte delle compagnie fornitrici di energia elettrica e gas in caso di contestazione o semplice verifica, prima di pagare, di una fattura da parte del consumatore".

Nel caso in esame, rileva il Consiglio di Stato: "Questo standard di diligenza risulta essere stato violato perché (l’azienda), pur a fronte di puntuali reclami da parte del consumatore sull’entità degli addebiti, non ha ritenuto, nelle more della verifica tecnica, di sospendere le procedure esecutive per la riscossione, che espone l’utente, in caso di mancato pagamento, al rischio di distacco della fornitura. La scorrettezza della pratica commerciale discende dal non aver tenuto indenne il consumatore dalle conseguenze negative di errori di misurazione precedentemente commessi (dall’azienda), che avrebbe dovuto, anziché sollecitare il pagamento, provvedere a bloccare la fatturazione a seguito della presentazione di legittimi reclami".

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