ENERGIA. Clausole vessatorie nei contratti, ai milanesi costano 5 milioni di euro

Ammonta a 5 milioni di euro all’anno la spesa che grava su imprese e consumatori per rimediare a clausole equivoche sui contratti dell’energia elettrica. E’ la stima della Camera di Commercio di Milano che ha rilevato decine di clausole vessatorie nei contratti di diversi fornitori e le ha presentate oggi in un convegno con l’authority per l’energia.

Dunque il primo ostacolo dei contratti è rappresentato dalla lettura, a causa dei caratteri troppo piccoli: occorre favorire la leggibilità. Poi ci sono le clausole da modificare o rimuovere. "Ad esempio, il fornitore può cedere il contratto ad un altro senza informare il cliente, ma se il cliente vuol cambiare ditta gli si chiede troppo anticipo prima che scatti il rinnovo automatico (quello giusto sono trenta giorni, si legge nella nota della Camera di Commercio)".

"Se la fornitura si interrompe il fornitore nelle clausole si esonera da ogni responsabilità: questo non è possibile, come indicato nel parere. Mentre se il cliente non paga o ritarda il versamento, anche se è per una contestazione, rischia interessi elevati – il ricarico a vantaggio del fornitore è sempre previsto nelle clausole discusse – e potrebbe perfino non essere avvisato del taglio della corrente, in alcuni contratti basta l’invio della comunicazione e non è necessario il ricevimento".

"E se magari paga e sbaglia il fornitore, spetta comunque al cliente fare le spese dell’errore altrui e versare i costi di disattivazione e riattivazione del servizio. Se poi il dubbio è su quanta corrente sia consumata e il contatore non va, il cliente non può dire la sua, i conti spettano solo al distributore senza contraddittorio. Ancora, il fornitore si lascia nelle clausole ampi margini di libertà, può cambiare condizioni anche solo per motivi generici tecnici o commerciali o risolvere il contratto anche con vaghe spiegazioni".

"Difficile poi allontanarsi dal fornitore: se il cliente vuol cambiare, il contratto dà diritto di prelazione alla vecchia ditta. Ultima tutela del fornitore, se le singole clausole sono nulle il contratto nella sua globalità resta valido, non va neppure rinegoziato. Se qualcosa non va, il foro competente a volte è irraggiungibile, un disincentivo per il consumatore che vorrebbe tentare eventuali ricorsi, anche qui si consiglia di scegliere come foro competente la residenza del cliente".

Una tutela per i consumatori, invece, è data dall’azione inibitoria, eventualmente promossa dalle Associazioni dei Consumatori e dalle Camere di commercio, che permette al Giudice di dichiarare la nullità delle clausole anche per il futuro, impedendo quindi che siano riproposte anche nei successivi contratti.

"La Camera di commercio promuove un mercato trasparente per consumatori e imprese – ha dichiarato Lucia Moreschi, consigliere della Camera di commercio di Milano – E per svolgere al meglio questa funzione siamo attivi con strumenti di regolazione del mercato come i contratti tipo, i pareri sulle clausole vessatorie ed inique, i codici di autodisciplina, gli usi, la conciliazione, importanti strumenti di tutela per prevenire ed evitare liti e a favore dei consumatori". "L’osservatorio sulla trasparenza – ha dichiarato Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale di Milano e dell’Osservatorio per la trasparenza e il buon funzionamento del mercato della Camera di commercio di Milano – rappresenta uno strumento importante di dialogo del mondo istituzionale ed associazionistico milanese, per un mercato maturo che cresca nella giustizia e nel rispetto delle regole".

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