ENERGIA. Confcommercio, con caro petrolio 230 euro in più in bolletta

Il caro petrolio si tradurrà nel 2006 in un aumento in bolletta di 230 euro a famiglia. A lanciare l’allarme è Confcommercio, che chiede un immediato confronto tra le parti sociali e il governo per sterilizzare gli aumenti, anche attraverso la leva fiscale. Secondo l’organizzazione dei commercianti, infatti, questa situazione che potrebbe ridurre gli altri acquisti delle famiglie mettendo in ginocchio molte imprese.

Secondo Confcommercio, le famiglie non dovranno subire solo maggiori spese per l’energia, soprattutto per uso domestico, ma anche maggiori costi per l’acquisto di altri beni e servizi, primo tra tutti i trasporti (soprattutto quelli aerei), il cui prezzo viene influenzato in misura diversa dai maggiori oneri che derivano alle imprese dall’incremento delle spese di produzione e distribuzione.

"Servono, pertanto, – spiega Confcommercio – oltre a una nuova politica energetica di carattere strutturale che preveda la riduzione della dipendenza del nostro paese dall’olio combustibile, misure di natura congiunturale da adottare al più presto: riduzione delle accise, meccanismi di sterilizzazione degli aumenti repentini delle quotazioni, restituzione a famiglie e imprese del fiscal drag, che produce l’effetto perverso non solo di farci pagare di più, a seguito dell’aumento del costo della materia prima, ma anche di farci pagare una maggiore Iva".

"Le famiglie e le imprese italiane evidenzia il Centro Studi di Confcommercio – hanno già in parte pagato le conseguenze di questi aumenti. Infatti, nel solo 2005, anno in cui in media il costo del barile ha superato i 55 dollari (dai 38 del 2004), ogni famiglia ha dovuto spendere per l’acquisto di energia e combustibili circa 210 euro, nonostante una contrazione delle quantità acquistate per i combustibili di circa il 4%".

 

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