ENERGIA. Decreto Romani, Frassoni (Partito Verde Europeo): “Un rinvio che preoccupa”

BRUXELLES Il 3 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Romani sulle energie rinnovabili, rinviando a giugno i nuovi parametri per gli incentivi e una revisione delle quote del solare, eolico e biomassa. Ma secondo Monica Frassoni, Presidente del Partito Verde Europeo, il rinvio delle decisioni sulle quote e i tetti agli incentivi mantiene una situazione di grande incertezza che penalizza gli investitori italiani e stranieri che vogliono puntare sulle energie pulite in Italia.

Secondo la Frassoni "è necessario, in vista di giugno, mantenere una forte mobilitazione da parte dei settori economici interessati e del movimento ambientalista contro lo smantellamento dell’industria delle rinnovabili in Italia, che deve coinvolgere sindacati, consumatori e rappresentanti di forze politiche di tutti gli schieramenti".

Proprio il tetto agli inventivi alle rinnovabili costituisce il pomo della discordia del decreto Romani. Se per alcune associazioni, come Adiconsum, "gli incentivi per produrre energia da fonti rinnovabili devono essere mantenuti ma radicalmente riproporzionati e ridotti rispetto alla situazione attuale", Monica Frassoni parla di "malinteso basato l’idea che gli incentivi alle rinnovabili siano una delle cause principali del caro-bolletta italiano". "E’ un fatto che in Italia l’elettricità costa molto, ma si sceglie il nemico sbagliato – continua la Frassoni – analizzando infatti la parte della bolletta italiana si scopre che ci sono altre voci che stanno impropriamente nella bolletta. Idea è confermata dal senatore Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club: "Se eliminassimo gli oneri impropri, non dedicati alle fonti pulite, risparmieremmo sulle bollette oltre 3 miliardi di euro l’anno". Parliamo ad esempio dell’Iva sugli oneri, dell’incentivo al fossile CIP6 (agevolazione e Ferrovie dello Stato) e dei certificati verdi.

Secondo Monica Frassoni ha ragione Gianni Silvestrini, Presidente del Kyoto Club, quando afferma che "il boom del fotovoltaico dell’anno scorso, causato dallo sciagurato decreto salva Alcoa e da incentivi effettivamente troppo elevati rispetto al calo dei prezzi degli impianti, ha indubbiamente giocato un ruolo importante nello spingere il governo a presentare questo decreto". Ma, aggiunge lei, "è anche vero che un atto che doveva avere come obiettivo di definire le modalità di raggiungimento degli obiettivi verdi al 2020, rischia di paralizzare lo sviluppo delle rinnovabili in Italia".

"Un decreto che – continua la presidente dei verdi europei – viola anche la Direttiva UE 28 del 2009, perché rende di fatto impossibile realizzare gli obiettivi fissati dall’UE in materia di produzione di energie rinnovabili, distruggendo il loro potenziale economico e di occupazione per fare un enorme regalo alla lobby nucleare". "Per questa tecnologia si è stabilito, infatti, che in caso di raggiungimento anticipato dell’obiettivo fissato dal Piano d’Azione Nazionale di 8.000 MW per il 2020, l’assegnazione delle tariffe incentivanti venga sospesa fino alla determinazione di un nuovo decreto la cui tempistica non è stata definita. I 8 GW sono in realtà un target già molto ridotto per le potenzialità del settore nazionale (6,5 volte inferiore a quello fissato per la Germania al 2020) e che certamente verrà raggiunto entro l’anno". Il decreto Romani potrebbe, dunque, bloccare gli investimenti in corso su tutta la filiera nazionale del settore così come l’appoggio del sistema finanziario. "Un danno gravissimo per un settore che in Italia è stato uno dei pochi negli ultimi due anni a produrre occupazione di qualità e prospettive di mercato nuove e basate sull’innovazione".

"Insomma – conclude la Frassoni – è più che evidente che l’attacco alle rinnovabili nasconde l’intento di liberare risorse per il nucleare e svela l’imbroglio della propaganda governativa secondo la quale è perfettamente possibile in Italia costruire centrali nucleari e fomentare le energie rinnovabili e l’efficienza energetica".

di Alessio Pisanò

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