ENERGIA. Europa divisa su obiettivi vincolanti per fonti rinnovabili

BRUXELLES. I ministri degli Esteri dell’Ue non hanno risolto nella loro riunione di oggi il nodo sul carattere vincolante dell’obiettivo di coprire il 20% della produzione energetica europea con le energie rinnovabili entro il 2020.

L’Italia e’ favorevole, come la presidenza tedesca dell’Ue, a porre obiettivi vincolanti in materia di quota di energie alternative. Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, oggi a Bruxelles. La Germania, appoggiata peraltro anche da Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, ha proposto che l’obiettivo del 20% entro il 2020 di energie rinnovabili sul totale (contro l’attuale 7%) sia vincolante, mentre alcuni stati membri, anzitutto la Francia, sono favorevoli all’uso delle fonti rinnovabili ma si oppongono alla natura "obbligatoria" degli obiettivi di consumo prevista dall’Ue. Una posizione questa che trova l’appoggio di numerosi paesi dell’Europa dell’Est.

Per il portavoce del commissario all’Energia, Andris Piebalgs, la decisione su questo punto è una delle più importanti. Se i Ventisette si impegnassero a raggiungere obbligatoriamente la copertura del 20% del consumo di energia con le fonti ‘verdi’, "sarebbe un ottimo segnale per gli investitori, che avrebbero la certezza di un forte sostegno politico per le rinnovabili", ha osservato il portavoce, sottolineando che "la Commissione europea è molto determinata a spingere per conseguire quest’obiettivo, che comunque è ora condiviso da molti Stati membri e dal Parlamento europeo".

A pochi giorni dal vertice di primavera dei capi di Stato e di Governo dell’Ue, che sarà dedicato in gran parte alla lotta al cambiamento climatico e al tentativo di creare una nuova politica comune dell’energia, la Commissione europea ha presentato, oggi a Bruxelles, i risultati di un recente Eurobarometro che sembrano assicurare un forte sostegno dell’opinione pubblica alle sue proposte più importanti: da una parte l’obiettivo di portare al 20%, entro il 2020, la quota di consumo energetico totale coperta dalle fonti rinnovabili nell’Unione; dall’altra, il cosiddetto ‘unbundling’, ovvero l’obbligo di garantire la ‘neutralità’ delle reti di trasmissione di gas ed elettricità attraverso la loro separazione societaria rispetto ai produttori d’energia.

Gli europei. L’83% dei cittadini europei intervistati dall’Eurobarometro considera necessario sostenere le fonti rinnovabili con misure prese a livello comunitario, mentre è contrario appena il 4%. In Italia il sostegno alle rinnovabili è anche superiore, arrivando all’89%. Dal sondaggio – svolto dal 9 al 15 febbraio su 25.800 persone nei 27 Stati membri – risulta che il 50% degli europei è "molto preoccupato" per il cambiamento climatico e il 37% "piuttosto preoccupato" contro il 12% che nell’effetto serra non vede motivi d’inquietudine. Quanto all’efficienza energetica, il 48% crede che i comportamenti a livello dei consumi privati influenzino moltissimo i consumi, e il 32% che sia abbastanza importante. Più in generale, il 62% degli intervistati considera che le decisioni necessarie sulle misure di politica energetica debbano essere prese a livello comunitario, il 32% preferisce che siano adottate a livello nazionale e il 6% non ha opinione.

Sul unbundling. Al vertice europeo, la Commissione, consapevole dell’opposizione di Germania e Francia all’unbundling, presenterà due opzioni: quella della separazione proprietaria fra detentori della rete e produttori di energia; e quella che consente che la rete sia di proprietà dei fornitori, ma con la garanzia (controllata dal sistema delle authority) che sia affidata a un gestore indipendente. L’opinione pubblica coinvolta dall’Eurobarometro sembra sostenere l’idea di un coordinamento a livello Ue delle riserva energetiche (oggi ci sono gli stock strategici per il petrolio, ma non per il gas) e delle interconnessioni delle reti elettriche (la proposta di creare un un’apposita agenzia comunitaria a questo fine è però ancora a livello embrionale).

Il nucleare. C’e’ un pomo della discordia nel dossier sull’ambiente che approdera’ al vertice europeo: l’energia nucleare. Per far fronte all’emergenza clima il governo francese sostiene la necessita’ che ciascun paese scelga secondo le proprie esigenze le fonti da inserire nel ‘bouquet’ energetico ‘pulito’, in modo flessibile e nel rispetto di principi della sussidiarieta’. Il 61% degli europei (in Italia il 58%) considera che la quota di elettricità prodotta con il ricorso al nucleare dovrebbe "diminuire", mentre solo il 30% (in Italia il 29%) considera che debba essere aumentata.

 

 

 

 

 

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