ENERGIA. Fonti rinnovabili: priorità strategica per il futuro e volano di sviluppo per il Sud

L’energia rinnovabile è una priorità strategica. E lo sviluppo di politiche adeguate per l’energia e l’ambiente può diventare una leva per l’innovazione tecnologica delle imprese e contribuire ad affrontare la sfida della competitività, tanto più nel Mezzogiorno. Sono i temi affrontati nel workshop "Energia, Ambiente e Mezzogiorno. Politiche e tecnologie per i distretti ed il territorio", organizzato dall’ENEA e dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In Italia la bassa intensità energetica rende difficile lo sviluppo di innovazioni volte al miglioramento dell’efficienza energetica, a differenza di altri paesi europei che con i progressi raggiunti stanno erodendo spazi di competitività alle produzioni italiane. Le piccole e medie imprese risentono più direttamente di questi problemi, che si sommano all’elevato costo dell’energia e, nel Mezzogiorno, alla carenza di avanzati servizi energetici e ambientali. Ma la sfida per il futuro si gioca proprio dalla capacità di intervento che avranno le Regioni. E non mancano, pur fra le difficoltà, gli esempi di interventi energetici di successo.

Per il 2000/2006 l’energia da fonti rinnovabili è stata prioritaria, ha commentato Paola De Cesare, del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel Mezzogiorno le linee di sviluppo degli interventi indicano, ad esempio, che in Campania e in Puglia l’impiego delle risorse si è orientato soprattutto verso le biomasse, in Calabria verso il risparmio energetico, in Molise verso la metanizzazione come pure in Sicilia, mentre la Sardegna si pone all’ultimo posto per le risorse investite in energia rinnovabile. Per quanto riguarda la programmazione 2007/2013, "l’energia rinnovabile – ha detto De Cesare – è priorità strategica che ritroviamo anche negli orientamenti della Commissione Europea. Sono già emerse indicazioni prioritarie: la riduzione dell’approvvigionamento esterno, l’innalzamento della quota di fabbisogno di energia rinnovabile, lo sfruttamento delle possibilità di occupazione, la riduzione delle emissioni clima-alteranti e il miglioramento del saldo nazionale della bolletta energetica". L’impegno per la programmazione dei prossimi anni riguarda la necessità di capire quali saranno gli strumenti più adatti per la valorizzazione dei territori, dai regimi di aiuto alle finalità ambientali, dal trasferimento tecnologico alla messa in rete dei sistemi di successo. "C’è l’esigenza di un coordinamento della pianificazione – ha detto De Cesare – Gli strumenti di pianificazione diventano strumenti irrinunciabili".

L’aumento dell’interdipendenza e dell’incertezza di approvvigionamento da combustibili fossili determina importanti ricadute sul mercato dell’energia, cui vanno sommati anche i rischi legati ai cambiamenti climatici: da qui l’importanza del ricorso alle energie rinnovabili e al miglioramento dell’efficienza energetica. "Nel Mezzogiorno le politiche per l’energia e l’ambiente – ha detto Carlo Manna dell’Enea – possono divenire leva per l’innovazione tecnologica delle imprese e contribuire ad affrontare la sfida della competitività del sistema Paese e della sostenibilità dello sviluppo". Da una indagine sulle fonti rinnovabili emerge che il processo autorizzativo può arrivare a 72 mesi per l’idroelettrico (a fronte di 24 per l’eolico, 6 per il biogas e 12 per le biomasse). E un elemento fondamentale è rappresentato dall’accettabilità sociale e dal consenso locale nei confronti dei progetti e degli interventi energetici: "Questo va affrontato – ha commentato Manna – nella fase iniziale, quando si configura un’ipotesi di intervento, illustrando le ricadute positive senza tacere gli elementi negativi".

"Il conflitto, che nasce dalla presenza di diversi punti di vista, si risolve entrando nel merito delle problematiche": questo il commento di Corrado Clini dell’Enea, che ha illustrato lo sviluppo di politiche ambientali legate all’energia rinnovabile nel Mezzogiorno. Per l’energia eolica sono state concesse autorizzazioni pari a 2500 Megawatt ma le realizzazioni effettive sono inferiori per situazioni di conflitto fra autorità locali e investitori. "Il Mezzogiorno è una miniera di vento – ha detto Clini – Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna hanno un potenziale di 12.000 Megawatt elettrico". Vanno sviluppate inoltre le risorse idriche come risorse idroelettriche attraverso uno sviluppo che coinvolga anche l’imprenditoria locale. Altra risorsa importantissima è l’energia solare, dove pure non mancano i problemi perché "mentre stiamo aprendo al fotovoltaico non abbiamo la capacità di produzione di moduli fotovoltaici e diventeremo un mercato di conquista tedesco", laddove la possibilità di far parte dell’offerta del Mediterraneo con il solare termodinamico è molto rilevante.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili conta anche qualche esempio di strategia di successo. Come quella che riguarda la centrale Edison di Candela (un paese di 3000 abitanti in Puglia): si tratta di una centrale alimentata a gas che ha unito, ha detto Ketty Tabakov dell’Edison, "basso impatto ambientale, dialogo col territorio, ricadute economiche occupazionali e volano di sviluppo attraverso il progetto serre". L’energia termina sviluppata dalla centrale servirà infatti a fornire acqua calda a circa 60/80 ettari di serre utilizzate per la coltivazione di rose.

Lo sviluppo energetico investe l’identità e il futuro dei distretti industriali e tecnologici. Il fabbisogno energetico è andato peggiorando, l’import di materie prime energetiche pesa per il 13-14% nelle importazioni complessive e la bolletta energetica pesa per il 3% in termini di Pil. Su 156 distretti industriali, 26 sono nel Mezzogiorno e di questi 22 sono specializzati in prodotti per la casa e per la persona, più esposti alla concorrenza internazionale: questo il quadro disegnato da Beniamino Quintieri, della Cabina di regia per il "Made in Italy", che ha sottolineato come i distretti stiano cambiando non solo per la concorrenza ma anche con la delocalizzazione delle fasi produttive. "Il problema è creare condizioni e politiche capaci di connettere un sistema frammentato – ha detto – Le imprese ma anche i distretti sono piccoli e devono integrarsi non solo col territorio ma anche con l’esterno. E qualcuno dice che andrebbero complessificati dal punto di vista della tecnologia".

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