ENERGIA. Fotovoltaico, SunPower: gli italiani puntano al risparmio e l’informazione è insufficiente

Gli italiani che vogliono investire nel fotovoltaico guardano soprattutto al futuro risparmio in bolletta. C’è un generale interesse verso l’ecologia ma si è poco disponibili a spendere di più per motivi ambientali, tanto che il boom di richieste che si è registrato nel fotovoltaico dipende più da ragioni economiche che da una vera etica ecologica. E quando gli incentivi si sono fermati, anche il mercato si è fermato. È quanto rileva una ricerca interna ai partner svolta da SunPower, azienda leader nel mercato dei pannelli fotovoltaici. Attenzione però: in questo campo si sconta una forte asimmetria informativa fra le conoscenza degli addetti ai lavori e l’effettivo accesso all’informazione disponibile ai clienti finali, concentrati sul risparmio e ancora non troppo consapevoli del fatto che i pannelli fotovoltaici non sono tutti uguali. Le prospettive di sviluppo sono però positive: si tratta di un mercato in crescita. A fotografare la situazione è Andrea Antolini, Direttore Vendite Italia di SunPower.

Qual è il punto sugli incentivi, data la situazione caotica che si è creata con gli ultimi provvedimenti?

Il primo problema per i consumatori e per le famiglie, quindi per gli impianti residenziali, è dato dal fatto che c’è una profonda asimmetria informativa tra quello che sanno gli addetti ai lavori e l’effettivo accesso all’informazione per il cliente finale. Oggi nel quarto conto energia c’è un sistema incentivante molto favorevole per le applicazioni residenziali e piccolo-commerciali, che però non è conosciuto bene da chi deve investire e decidere come avere un risparmio energetico. La confusione ha generato dubbio. Devo riconoscere che ultimamente si è cominciato a fare una certa divulgazione. Ma da parte del consumatore non si sa bene come applicare regole che invece sono molto favorevoli. Se si somma la tariffa incentivante – quanto viene remunerata l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico – con una naturale tendenza alla riduzione dei prezzi, non solo di SunPower, sugli impianti residenziali e piccolo-commerciali, si è molto spesso in una situazione migliore rispetto al conto energia precedente. Ma dal punto di vista mediatico il discorso sul conto energia per il fotovoltaico è ricaduto prima nel processo formativo della finanziaria e poi nel referendum, quindi non ha avuto la visibilità che ci si aspettava. Questo è stato il grande difetto comunicativo. Oggi abbiamo un sistema incentivante armonizzato con altri sistemi incentivanti europei, una tariffa alta rispetto ad altri paesi, ma una scarsa informazione sui fondamenti per investire.

Qual è l’atteggiamento di chi vuole investire nel fotovoltaico? Secondo una vostra ricerca interna i consumatori italiani ragionano in termini di bolletta e meno di ambiente, anche se tutti si dicono interessati all’ecologia …

Il consumatore italiano tende a voler risparmiare. Questo è molto visibile nel residenziale. Il costo dell’energia per le applicazioni domestiche in Italia è piuttosto alto e chi investe nel fotovoltaico guarda al numero, quindi a quanto ritorna. E qualche volta – questo è un errore -dimentica che un impianto fotovoltaico deve seguire le regole di qualità di un impianto durevole negli anni. Bisogna sensibilizzare sul fatto che non si tratta solo di pannelli generici messi su un tetto e di una tariffa incentivante: dobbiamo avvicinarci a un approccio di qualità dell’impianto, dell’installazione e dell’assistenza. Il consumatore italiano ha molta attenzione sul risparmio e una crescente, ma non maturata, coscienza dei costi sommersi che possono derivare da una scarsa qualità dell’installazione.

Significa che c’è ancora scarsa conoscenza del fatto che si tratta di impianti di qualità e da seguire nel tempo? Gli italiani vanno al risparmio quando installano fotovoltaico?

Sono convinto che sia uno dei paradossi che si sono creati nella storia del fotovoltaico: si è pensato che tutti i produttori siano uguali, mentre nel mercato del fotovoltaico esiste una strettissima relazione fra il costo del componente e la sua qualità. Non c’è ancora adeguata conoscenza di cosa si va a comprare.

La vostra ricerca sostiene inoltre che quando gli incentivi sono stati congelati il mercato si è fermato. Gli italiani non sono propensi a convertirsi alle tecnologie pulite senza incentivi?

Non ne sono affatto convinto. Credo che il dramma del conto energia sia stato l’elemento sorpresa – nessuno si aspettava che in un tempo così breve si prendessero decisioni così radicali – e il fatto che il calo degli incentivi sia stato condotto verso il basso in maniera troppo rapida. Penso che, per effetto delle economie di scala e del costo dell’energia, gli italiani in un tempo molto breve diventeranno consapevoli del fatto che il fotovoltaico potrà scambiare energia senza la necessità di incentivi. Il sistema di incentivi è stato l’elemento trainante per l’investimento degli impianti a terra e dei grandi impianti commerciali su tetto. Credo invece si stia gestendo un processo di migrazione verso il sistema di produzione da rinnovabili. Non sono d’accordo sul fatto che il mercato sia mosso solo dagli incentivi. Spesso è la comunicazione ad essere sbagliata. Il mercato italiano è frammentato e spesso è stato posto un eccessivo focus sulla tariffa incentivante. Noi come SunPower crediamo invece che lo sviluppo del fotovoltaico passi da qualità ed efficienza.

Nel frattempo c’è stato il referendum sul nucleare. La vostra ricerca dice che non ci sono stati aumenti delle richieste di fotovoltaico perché il nucleare in Italia non c’è. Colpisce quando si afferma che la popolazione non sente il bisogno di riconvertire i consumi verso l’energia rinnovabile. Molte ricerche dicono invece che gli italiani hanno una maggiore consapevolezza sull’impatto del fotovoltaico come di altre forme di produzione di energia rinnovabile. Qual è secondo voi il quadro della situazione?

Spesso osserviamo la Germania. E in Germania, di fronte alla decisione di dismettere il nucleare, la risposta politica è stata quella di affermare in maniera chiara e decisa che ci si sarebbe spostati verso il fotovoltaico e le rinnovabili. In Italia subito dopo il referendum si è preso atto che gli italiani non vogliono il nucleare, ma dal punto di vista politico non si è visto lo stesso entusiasmo. Non si è vista una grande intenzione da parte della politica di adoperarsi per spingere sul fotovoltaico. L’attuale assetto normativo può anche essere sufficiente, ma personalmente non ritengo sufficiente l’informazione sul fatto che esistano il fotovoltaico, l’eolico, il micro-idro. Il paradosso è che in Italia abbiamo un buon sistema incentivante per il fotovoltaico e bravissimi tecnici al Governo, ma pochi lo sanno.

Una previsione sullo sviluppo del fotovoltaico in Italia? Lei ha già detto che si va verso un sistema in cui gli incentivi non saranno neanche più necessari …

Non è utile parlare di una data in cui non serviranno più incentivi. Ma ci saranno paesi che arriveranno prima di altri. Paesi come l’Italia sono in pole position, anche per una condizione climatica – il sole dell’Italia non è il sole della Germania. I dati degli impianti connessi dall’inizio dell’anno a oggi (metà residenziale e metà a terra) parlano già di grandezze intorno ai 2 GW. Il mercato è in crescita. L’Italia è un mercato promettente, con regole più chiare, ed è in crescita.

 

di Sabrina Bergamini

La riproduzione di questo contenuto è autorizzata esclusivamente includendo il link di riferimento alla fonte Help Consumatori

Comments are closed.