ENERGIA. Il risparmio energetico del futuro? Soprattutto nei consumi domestici

L’adozione di politiche di efficienza e risparmio energetico può portare a una forte riduzione dei consumi non tanto nel settore dell’industria, dei trasporti o dei servizi ma soprattutto nel settore residenziale e dei consumi domestici, che rappresentano l’ambito "di maggiore efficacia per politiche di risparmio energetico fin dal breve-medio periodo". Sono i risultati cui è giunto il Rapporto del Centro Studi Economici dell’Università di Tor Vergata su "Energia, Efficienza e Consumo in Italia". Lo studio è stato presentato oggi a Roma nell’ambito del convegno "L’efficienza energetica. Quale ruolo per i consumatori?", organizzato dal CEIS di Tor Vergata e dalla Q8.

Il consumo energetico in Italia, al 2005, è ripartito per il 34% nei trasporti, per il 32% nell’industria, per il 22% nel residenziale e per il 12% nel terziario. In tema di efficienza energetica, l’ENEA ha sviluppato una serie di proiezioni – illustrate da Luigi Paganetto, presidente CEIS Tor Vergata – sui risparmi energetici da ora al 2030, ipotizzando interventi molteplici che riguardano sia l’efficienza energetica sia l’uso di fonti rinnovabili. Secondo tali scenari a legislazione corrente l’industria è il settore con la crescita minore nei consumi energetici (pari al 24%) e l’adozione di politiche energetiche potrebbe portare a un miglioramento e alla sostanziale stabilità dei consumi. I trasporti rappresentano invece il settore a maggiore crescita di consumi energetici (+38%) ma anche in presenza di politiche energetiche – afferma lo studio – la riduzione dei consumi è difficile nel medio periodo. I servizi rappresentano un settore a crescente consumo di energia ma la riduzione dei consumi è difficile, secondo gli scenari elaborati, anche applicando politiche per il risparmio energetico. Gli scenari ipotizzati nello studio affermano invece che, se nel residenziale l’aumento dei consumi risulta piuttosto modesto, "applicando politiche per il risparmio energetico, la riduzione dei consumi può essere molto significativa fin dal medio periodo". Ma come sono ripartiti i consumi energetici nel settore residenziale? Per il 70% se ne vanno in riscaldamento, per il 15% in usi elettrici obbligati, per il 10% in acqua calda e per il 5% in usi cucina. Naturalmente – sottolinea lo studio – la riduzione dei consumi energetici stimata dipende dai tempi e dalle modalità di sostituzione delle apparecchiature esistenti con altre a maggiore efficienza.

Interventi di efficienza e risparmio energetico nel riscaldamento prevedono ad esempio la sostituzione dei vecchi impianti con caldaie ad alta efficienza, l’installazione di valvole termostatiche nei radiatori delle abitazioni per mantenere costante la temperatura e la soluzione dei problema delle dispersioni; per l’acqua calda, la sostituzione dello scaldabagno elettrico con caldaia a metano e l’integrazione del sistema elettrico con l’impianto solare; per i consumi energetici, l’acquisto di elettrodomestici con etichettatura energetica (Ecolabel), l’installazione di lampade a risparmio energetico e l’uso efficiente delle apparecchiature elettroniche. Ipotizzando questi interventi a diversi livelli di sostituzione tecnologica (da una bassa sostituzione tecnologica a una media e a una alta) si potrebbero avere, ha detto Giovanni Tria, Direttore CEIS, risparmi energetici complessivi che vanno da un minimo del 49% fino al 73% in una situazione ideale. Nell’ipotesi che ci sia una progressiva sostituzione dei dispositivi esistenti con tecnologie a media e alta efficienza energetica, la riduzione dei consumi di energia sarebbe molto alta nel riscaldamento e nella produzione di acqua calda. Il maggior risparmio energetico si avrebbe sulla voce del riscaldamento. La famiglia tipo, nell’ipotesi "del tutto ideale" di raggiungimento immediato di efficienza energetica, potrebbe raggiungere un risparmio energetico di oltre il 70%. Mentre nell’ipotesi "più realistica" di passaggio a un livello di bassa sostituzione tecnologica il risparmio sarebbe di circa il 49%.

L’approccio del convegno è stato dunque di puntare l’attenzione sul ruolo del cittadino-consumatore in tema di risparmio energetico. All’iniziativa è intervenuto fra gli altri il presidente e amministratore delegato di Kuwait Petroleum Italia Alessandro Gilotti. In tema di distribuzione dei carburanti, "credo – ha commentato – che in questa fase di discussione sulle liberalizzazioni in Italia, si debba cercare di rendere attuabili modelli distributivi che coniughino la necessità della massima efficienza energetica con quella della soddisfazione delle esigenze del consumatore. Per ottenere questo obiettivo non serve replicare modelli esterofili né privilegiare nessun particolare modello o nessun operatore, ma si deve liberalizzare completamente il sistema affinché tutti gli operatori del settore abbiano la flessibilità di proporre i loro modelli di petrolretailing siano essi completamente serviti o completamente automatizzati. Se tali modelli saranno in grado di far valere e contabilizzare tutti gli aspetti di costo energetico, ambientale di sicurezza e salute, saranno gli stessi consumatori a decretare quali di questi risulteranno vincenti".

"Fare di più con meno – ha commentato il presidente di Greenpeace Italia Walter Ganapini in riferimento al risparmio energetico – è una delle poche armi che abbiamo rispetto al riscaldamento globale e al cambiamento climatico globale". Il convegno è stato accompagnato da una tavola rotonda cui hanno partecipato, fra gli altri, Bruno Tabacci (Udc), Maurizio Beretta (Direttore Generale di Confindustria), rappresentanti dell’Antitrust e di Cittadinanzattiva e Sergio Cherubini, dell’Università Tor Vergata. Secondo quest’ultimo, quello che interessa al consumatore sono soprattutto i servizi: già nel 1977 – ha detto – si svolse la campagna "risparmiare si può" e i risultati furono modesti nel breve termine ma con maggiori effetti nel medio e lungo termine. Il consumatore del 2007 è diverso, ha detto Cherubini, e oggi ci sono quattro tipologie di consumatori: gli interessati al low cost, gli interessati all’high service, quelli non disposti alla partecipazione e quelli disposti alla partecipazione. I consumatori perciò, ha aggiunto, non sono interessati solo al prezzo o agli incentivi ma spesso subentra l’ambito della "comunicazione dialogata". E fondamentale – è stato sottolineato nella tavola rotonda – è anche una adeguata informazione.

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