ENERGIA. In Italia bolletta più cara. A pesare anche gli incentivi per le rinnovabili

Nel nostro Paese le bollette elettriche sono le più salate d’Europa. E’ quanto emerso da un recente workshop organizzato dalla Fondazione Italianieuropei e dall’associazione Romano Viviani nel corso del quale si è cercato di capire di cosa ha bisogno l’Italia in termini di infrastrutture, energia, trasporti e telecomunicazioni. Tra gli ospiti, il ministro Matteoli, Massimo D’Alema, l’ad di Ferrovie Mauro Moretti, il presidente di Alitalia Colaninno, Flavio Cattaneo di Terna e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

"In Italia – ha affermato Alessandro Clerici, responsabile della task force "Efficienza Energetica" di Confindustria e presidente del gruppo di lavoro internazionale del World Energy Council – i clienti finali pagano una bolletta dell’energia elettrica ben superiore a quelle delle altre nazioni dell’Europa dei 27. Chiaramente tali differenze sono diverse per le varie tipologie di clienti in funzione anche dei loro consumi e delle modalità dei loro prelievi durante la giornata, come le ore di punta con prezzi più cari od ore non di punta e notturne dove il prezzo è inferiore”.

A pesare sono anche i balzelli che vengono scaricati sulla bolletta, come l’ultima quota del CIP6 (vecchia legge per incentivare la produzione da energie rinnovabili ed "assimilate", e tra queste ricadeva anche il gas ed i residui delle raffinerie), l’uscita dal nucleare, i costi di "bilanciamento" dovuti a problemi di strozzature del sistema di trasmissione e alla non programmabilità delle rinnovabili. ”Occorre, inoltre, notare – aggiunge Clerici – che a tali balzelli addizionali stanno aggiungendosi gli incentivi per le rinnovabili elettriche che sono "esplose" per gli elevati valori degli incentivi stessi, che in 2 – 3 anni raggiungeranno i 10 miliardi di euro all’anno: il 70% per il fotovoltaico ed il resto per eolico e biomasse. Per i clienti che non sono esentati dall’applicazione di tali incentivi, come gli autoproduttori e le industrie energy intensive, corrispondono a 0.04 euro al kWh”. Questo significa che un cliente collegato all’alta tensione avrà un aumento della bolletta del 40% e per circa 20 anni, quelli in media e bassa tensione del 31 % e del 25 %.

”Tale situazione – spiega Clerici – dovrebbe farci pensare ad una politica energetica bilanciata, che non incentivi solo le rinnovabili elettriche (e per fotovoltaico ed eolico il 50% ed il 75% dell’investimento vanno in forniture dall’estero) e in modo spropositato da rendere ancor meno competitive le nostre industrie. Le rinnovabili termiche che sono state trascurate, e in particolare l’efficienza energetica, devono essere notevolmente rivalutate”.
”Vale la pena di notare – conclude Clerici – che purtroppo le rinnovabili "aleatorie" come il fotovoltaico e l’eolico, causano ulteriori oneri alla bolletta elettrica dovuta alla capacità di riserva di centrali convenzionali programmabili che devono essere pagate per funzionare in modo non efficiente per supplire a mancanza di sole e vento ed alle loro variazioni non ben prevedibili. Lo stesso vale per possibili impianti di accumulo a batterie”.

 

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