ENERGIA. Legambiente e Greenpeace contro l’accordo sul nucleare: “pericoloso e costoso”

"Un accordo pericoloso e miope" è, secondo Legambiente, quello firmato oggi dal Governo italiano e quello francese sul nucleare. "Tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza" ha spiegato Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

"Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – ha aggiunto Cogliati Dezza -. Ma lo scenario nucleare è una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non può verosimilmente permettersi".

Il presidente di Legambiente ha fatto l’esempio dei costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, che sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. "Autorizzato nel 2002 – ha ricordato Cogliati Dezza – il cantiere è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slitterà ancora in avanti".

L’associazione ambientalista ribadisce che dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco, infatti, è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali, come dimostrato dagli studi del Dipartimento Usa dell’energia e dell’agenzia di rating Moody’s. Tant’è che tutti gli scenari – persino quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica – prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica mondiale.

"L’Italia è, per di più, lontanissima dagli obiettivi vincolanti fissati dalla Ue per le emissioni di anidride carbonica – conclude Cogliati Dezza – e dirottando tutte le risorse sull’atomo e sottraendole alle rinnovabili e all’efficienza energetica, che sono di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni, non rispetteremmo la scadenza del 2020 e ci ritroveremmo a pagare multe sempre più salate".

Secondo Greenpeace l’accordo firmato oggi tra Italia e Francia sul nucleare "è a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di
tenere in piedi l’industria nucleare francese, ma non offre all’Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica – tecnologia e
combustibile arrivano dall’estero – ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine".

"Il Governo continua infatti a parlare di nucleare, mentre ha appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35% di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020. Il nucleare sottrarrà risorse allo sviluppo delle rinnovabili, oggi ferme al 16%, e il risultato potrebbe essere una nuova procedura d’infrazione davanti alla corte Europea.

"L’Italia ha già perso il treno del nucleare 30 anni fa, ora cerca di perdere quello per l’energia pulita del futuro ritornando su una
tecnologia sporca e pericolosa che non ha mai risolto alcuno dei suoi problemi", ha affermato Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace.

"La lobby nucleare – ha spiegato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace – cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in USA, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti".

Per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, nessun impianto ancora funziona. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget. L’autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione.

Il Presidente Sarkozy, in assenza di nuovi ordinativi, ha annunciato che la Francia, cioè lo stato, chiederà a AREVA – società quasi interamente pubblica – di costruire un secondo reattore EPR in Francia. Una implicita dimostrazione che nucleare e mercato non sono compatibili: a ordinare reattori dovrebbe essere un’azienda non lo stato. "Il nucleare – ha denunciato Onufrio – è una fonte costosa, rischiosa e basata su una risorsa, l’uranio, molto limitata. Una scelta scellerata che serve solo a pochi interessi di un settore che il mercato ha già bocciato".

 

 

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