ENERGIA. Nel mercato libero pochi risparmi

I risparmi sono pochi e sono in calo. Allo stesso tempo, c’è un aumento esponenziale delle richieste di informazioni e dei reclami. La liberalizzazione nel mercato dell’energia elettrica e del gas ha aperto nuove possibilità ai consumatori ma si può – si deve, se si vuole avere un mercato concorrenziale – osare di più: migliorare sul versante del risparmio che possono ottenere le famiglie con le offerte di libero mercato, risparmio in realtà esiguo e in calo rispetto a un anno fa, e migliorare il rapporto fra consumatori e aziende. I numeri lo dicono meglio: nel settore elettrico, le possibilità di risparmio per chi sceglie il mercato libero, secondo i dati di aprile, oscilla fra il 5,5% e il 7,5% rispetto al mercato di maggior tutela; nel settore del gas, i risparmi medi si fermano a percentuali comprese fra l’1,9% e il 3,9%. È quanto emerge dalla III Indagine nazionale sulle offerte dei venditori di energia e gas nel mercato libero, realizzata dal CREEF (Centro ricerche economiche educazione e formazione) di Federconsumatori e presentata oggi a Roma durante un convegno sulla "energia post liberalizzazione" che si è svolto presso il GSE (Gestore dei servizi elettrici).

Ha detto il vicepresidente nazionale Federconsumatori Mauro Zanini: "Nel settore del gas in 8 anni di libero mercato solo l’8% ha cambiato venditore con risparmi medi che oscillano per le più convenienti da 1,9% a 3,9%, troppo poco per sollecitare un cambio di rotta da parte dei consumatori. A ciò bisogna aggiungere che la promozione pubblicitaria per l’accesso al libero mercato rivolta ai cittadini è molto presente sull’energia e molto meno sul gas metano, a volte quest’ultimo compare solo nelle offerte ‘dual’ delle società di vendita".

Dall’avvio del mercato libero nel settore elettrico, invece, il 14,3% delle famiglie (oltre 4 milioni) hanno cambiato e sono passate al mercato libero. Con una caratteristica, però: "I 2/3 sono passati nell’ambito dello stesso operatore di vendita – ha spiegato Zanini – cambiando il contratto di maggiore tutela con quello di libero mercato o viceversa. La situazione quindi non è ancora sufficiente a far parlare di mercato consolidato rispetto a una maggiore concorrenza". Anche nel settore elettrico, i risparmi sono contenuti e compresi fra il 5,5% e il 7,5% rispetto al mercato tutelato, e in più sono in calo, in media dal 3% al 5% rispetto al 2010. Come se non bastasse, "stiamo assistendo – spiega Zanini – ad una escalation progressiva di reclami da parte di centinaia di migliaia di cittadini consumatori per pratiche commerciali scorrette con sottoscrizione di contratti anche con firme apocrife, errori di fatturazione e misura, doppie fatturazioni". L’aumento delle richieste di informazioni e reclami è pari al 50% in più nel 2010 rispetto al 2009.

Se si scende nel dettaglio della ricerca, si comprende meglio l’andamento del mercato. L’indagine nel settore dell’energia elettrica è stata fatta su un campione di 20 città capoluogo di provincia, utilizzando il Trova Offerte dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas e altre offerte presenti sul mercato. Il profilo di consumatore è di 1800, 2700 e 3500 kw/h per utenza domestica residente con potenza di 3 kw. Sono state messe a confronto otto società di vendita con 16 offerte a prezzo indicizzato paragonate con le offerte dell’Autorità sul mercato di maggior tutela.

Risultato? Per consumi da 1800 kw/h annui si oscilla da un risparmio del 3,6% a uno del 7,5%: in pratica, da 9 euro a circa 19 euro. Per i consumi da 2700 kw/h, il risparmio varia da poco più del 3% al 6,5%, quindi da circa 14 euro a 28 euro. Per i consumi da 3500 kw/h, infine, si va da un risparmio del 2,7% (poco più di 18 euro) a uno del 5,6% (poco più di 37 euro l’anno). Il tutto, calcolato sul totale della bolletta. Le offerte a prezzo bloccato (a 12 o 24 mesi) possono invece portare a risparmi maggiori o, al contrario, a un aggravio di spesa. Nel settore del gas, come già detto, i risparmi in percentuale sono ancora più contenuti e, su base annuale, variano da circa 20 euro a circa 40 euro annui. Sintetizza Zanini: "Siamo di fronte a offerte dal risparmio basso. Bisogna creare le premesse perché ci sia concorrenza a monte, da chi acquista materia prima, affinché ci siano almeno offerte a due cifre in termini di risparmio: allora il mercato decollerà con più vivacità".

Ma con politiche di risparmio energetico nella propria casa non si avrebbero risparmi analoghi o superiori a quelli prospettati da alcune offerte commerciali? "Allo stato attuale, può essere così – spiega il vicepresidente Federconsumatori – Nelle nuove case si può risparmiare il 30 o 40% come minore dispersione energetica, insieme agli impianti di riscaldamento e alle buone pratiche. C’è bisogno da un lato di puntare molto sul risparmio energetico; dall’altro lato, se il mercato dell’energia decollerà troverà il sostegno dei consumatori, sempre che le società di vendita abbiano un comportamento trasparente e corretto nelle pratiche di vendite. Spesso invece siamo in presenza di pratiche commerciali scorrette".

I reclami infatti aumentano. "Siamo di fronte a un aumento esponenziale di reclami, crescono in media il 50% in più ogni anno – spiega Zanini – Stanno aumentando le persone che si affacciano al libero mercato ma ci sono anche molte pratiche commerciali scorrette. Spesso le truffe nascono dal fatto di voler fare più pratiche possibili".

"Abbiamo offerto queste analisi perché siano di utilità per risolvere i problemi che il paese attraversa", commenta il presidente Federconsumatori Rosario Trefiletti. Ma cosa chiede l’associazione? Si ritiene indispensabile eliminare l’incidenza delle imposte e dell’Iva su tutti gli oneri di sistema, iniziando da quello (A3) per le fonti rinnovabili e quello per lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari. È inoltre fondamentale ridurre l’imposizione fiscale, che incide su ogni metro cubo di metano consumato per il 37%, e prevedere la sterilizzazione automatica degli aumenti dell’Iva con il crescere del costo della materia prima. E attenzione, puntualizza l’associazione: bisogna fare di più sulle tariffe sociali perché tutti i potenziali beneficiari vi abbiano accesso, e serve una politica energetica nazionale integrata in una politica europea dell’energia.

 

di Sabrina Bergamini

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