ENERGIA. Nucleare, Governo impugna 3 leggi regionali

Il Governo, su proposta del Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei territori regionali. Il ministro Scajola ha spiegato che "l’impugnativa delle tre leggi è necessaria per ragioni di diritto e di merito".

"In punto di diritto", ha spiegato, "le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese".
"Nel merito", ha aggiunto Scajola, "il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del Governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra secondo gli impegni presi in ambito europeo".

Il ministro Scajola ha inoltre ricordato che "al prossimo Consiglio dei Ministri del 10 febbraio ci sarà l’approvazione definitiva del decreto legislativo recante tra l’altro misure sulla definizione dei criteri per la localizzazione delle centrali nucleari".

In particolare, nell’elenco delle leggi regionali all’esame del Consiglio dei Ministri, con richiesta di impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale ex art. 127 della Costituzione, vi sono le leggi delle Regioni Puglia n. 30/09, Campania n. 2/10 e Basilicata n. 1/10.
Il ministro Scajola ha detto che "le tre leggi regionali sono censurabili poiché, in assenza di intese con lo Stato, precludono l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché l’installazione di depositi di materiali e rifiuti radioattivi".

"La questione nucleare è di rilevante importanza per le strategie di politica economica ed energetica del Governo, e investono un punto fondamentale nei rapporti fra competenze statali e regionali. L’art. 7 del decreto-legge n. 112/2008, convertito in legge n. 133/2008, definisce la strategia energetica nazionale posta in essere, perseguendo, fra l’altro, l’obiettivo della realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare", ha aggiunto Scajola ricordando poi che "le tre leggi regionali sono lesive della competenza esclusiva attribuita allo Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché nell’ambito della sicurezza e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione)". Scajola ha concluso rilevando che "sulla medesima questione si è già pronunciata nel senso esposto la Corte costituzionale".

"Gli esponenti del centro-destra che la scorsa settimana, a seguito delle prese di posizione del Presidente della Regione Basilicata De Filippo e del sottoscritto, avevano parlato di inutile allarmismo, farebbero bene a ricredersi", commenta Salvatore Margiotta, deputato PD, Vicepresidente Commissione Ambiente che aggiunge: "Non si capirebbe infatti per quale motivo il Governo decida di impugnare tale legge, se non ritenesse il territorio lucano tra quelli in cui potenzialmente realizzare centrali, e, soprattutto, come ben noto tra gli addetti ai lavori, il deposito unico di scorie radioattive. Lo schema di decreto legislativo all’esame delle Commissioni permanenti Industria ed Ambiente congiunte sarà votato, e approvato (la maggioranza e purtroppo anche l’UDC voteranno a favore), la prossima settimana; la Conferenza delle Regioni ha espresso parere negativo sull’atto, ma tale parere non è vincolante. Il Governo procede incurante dell’opposizione delle Regioni: il decreto, e prima ancora la stessa legge, prevede che, anche contro la volontà delle Regioni, si possano ubicare impianti e deposito di scorie. La scelta di quest’ultimo spetta a Sogin SpA: Berlusconi e Sogin SpA nel 2003 scelsero Scanzano Jonico; ora la decisione tocca nuovamente a loro, e il Governo impugna la legge regionale che impedirebbe l’ubicazione del sito unico in Basilicata. Essere seriamente preoccupati è fare allarmismo?".

"Un vero e proprio atto di forza" commenta il Movimento Consumatori che aggiunge: "Consideriamo questa scelta in palese violazione della riforma del federalismo e auspichiamo che il rifiuto delle Regioni apra la strada ad un referendum, cui siano chiamati direttamente i cittadini a decidere se il nucleare debba gravare sulle loro tasche e innanzitutto sulla loro salute".

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