ENERGIA. Nucleare, Greenpeace chiede ai candidati politici cosa ne pensano

"La maggioranza degli italiani è preoccupata e consapevole che il nucleare è una scelta sbagliata e nonostante questo il governo intende imporlo con la forza militare. Ciascun candidato alle europee e amministrative ha quindi il dovere di esplicitare prima delle elezioni se si oppone al ritorno del nucleare senza nascondersi dietro strategici silenzi". E’ quanto ha dichiarato Andrea Lepore, della campagna Clima di Greenpeace, diffondendo i risultati di un sondaggio sul ritorno del nucleare svolto dall’associazione ambientalista tra i candidati alle elezioni europee.

Nelle scorse due settimane Greenpeace ha posto a 60 candidati, selezionati equamente all’interno di sei liste (PD, IDV, PDL, SL, UDC, Lega Nord), due quesiti riguardanti la realizzazione in Italia di impianti nucleari EPR e di uno o più siti di deposito delle scorie radioattive sul territorio italiano. E chiede ai candidati che non lo hanno ancora fatto di esprimersi contro il nucleare.

I risultati? Delle sei liste selezionate, solo due si sono dimostrate compatte nel dichiarare la loro contrarietà al nucleare in Italia: l’IDV e Sinistra e Libertà, seguite dal PD con sette candidati su 10 che hanno dichiarato la loro opposizione alla costruzione dei nuovi EPR in Italia. Nessun candidato dell’UdC e del PdL ha per ora preso posizione contro gli impianti EPR e i siti di deposito di scorie nucleari in Italia, come ha invece fatto uno dei dieci candidati selezionati della Lega Nord.

Sono pervenute anche dichiarazioni spontanee contro il nucleare dalla lista Rifondazione-PDCI, che non era inclusa nel sondaggio in quanto già dichiarata antinucleare.

"Con il ddl 1195 il governo progetta di militarizzare l’apertura di nuovi impianti nucleari e lo smaltimento delle scorie radioattive. Le forze politiche e i singoli candidati che non si oppongono subito e con fermezza al nucleare – ha concluso Lepore – stanno di fatto accettando i piani sovietici del governo".

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