ENERGIA. Nucleare, Greenpeace: l’Europa può farne a meno in tempi brevi

L’Europa può fare a meno del nucleare in tempi brevi aumentando allo stesso tempo l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 dal 20% al 30% entro il 2020. I reattori nucleari possono essere rimpiazzati dalle fonti energetiche rinnovabili unite a un aumento dell’efficienza energetica. E passare alla riduzione di emissioni del 30% rilancerebbe i settori innovativi della ricerca scientifica, promuovendo dunque anche sviluppo tecnologico e occupazione "verde". È la posizione espressa da Greenpeace che lancia in questo modo una "green exit strategy", una strategia di uscita verde dal nucleare.

I dati vengono così sintetizzati: "L’energia nucleare fornisce oggi il 16% dell’energia elettrica europea (in Italia, circa l’1,5% – tramite importazioni): considerando anche i consumi non elettrici si tratta di meno del 6% del fabbisogno energetico europeo. Nell’Ue, la capacità nucleare (potenza installata) è diminuita di 7,6GW nell’ultimo decennio mentre nel frattempo sono stati installati oltre 100GW di rinnovabili". Secondo lo scenario sviluppato da Greenpeace insieme al Centro Aerospaziale Tedesco, l’energia prodotta da 48 reattori costruiti in Europa prima del 1980 (con una capacità complessiva di 34,7GW) può essere sostituita con un incremento delle produzioni da fonti rinnovabili e con una crescita dell’efficienza energetica. "Entro il 2020 è possibile chiudere 73GW di vecchi reattori senza compromettere l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 30%, fissato rispetto ai valori del 1990". Secondo l’Associazione tedesca delle Industrie Rinnovabili (BEE), le energie rinnovabili siano pronte a fornire il 47% dell’energia elettrica della Germania al 2020: più che sufficienti, dunque, a compensare la chiusura delle centrali nucleari.

Altri numeri: l’anno scorso in Europa è stata installata una capacità record di 22,6GW da fonti rinnovabili. Spiega Greenpeace: "Al 2020, i governi europei dovrebbero raggiungere un livello complessivo di energia da rinnovabili di circa il 20,7% che corrisponde al 34,3% dei consumi elettrici. Ci si attende che 16 Paesi supereranno i loro obiettivi sulle rinnovabili al 2020: Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Svezia. Spicca l’assenza dell’Italia che, nonostante le buone performance degli ultimi anni, rischia, a causa delle recenti prese di posizione del governo, di perdere un’occasione unica e di restare indietro in un settore tecnologico strategico".

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