ENERGIA. Nucleare, Legambiente: Fukushima come Chernobyl

Il disastro nucleare di Fuskushima è qui: è entrato nel dibattito pubblico italiano – che si prepara al referendum del 12 e 13 giugno prossimi – ha alimentato la decisione di una "moratoria" del Governo (cui diverse sono le interpretazioni date) e ha portato l’Unione europea a ridiscutere della propria strategia energetica. "La tragedia di Fukushima – ha detto il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – ha costretto i governi dell’Occidente a rivedere i piani energetici, a frenare l’aumento delle centrali nucleari e a cercare, anzi, altre vie per produrre energia. Da questo punto di vista, molti Paesi dovranno affrontare disagi e spese straordinarie per dismettere gli impianti, smaltire le scorie, convertire gli occupati. L’Italia invece, grazie al referendum vinto nel 1987, potrà giocare un ruolo d’avanguardia e far valere positivamente il suo vantaggio tecnologico e occupazionale a tutto vantaggio delle fonti rinnovabili. Il voto referendario del 12 e 13 giugno sarà l’occasione per confermare questo vantaggio".

Nel frattempo, per Legambiente "a un mese dal disastro di Fukushima il quadro dell’incidente nucleare ricorda vividamente la situazione post Cernobyl in Ucraina. A distanza di 25 anni, a distanza di migliaia di chilometri e in due contesti culturalmente e tecnologicamente quanto mai diversi, la situazione sanitaria e ambientale sembra essere proprio la stessa, come pure le modalità di intervento".

Come sostanzialmente accaduto a Chernobyl, afferma Legambiente, in Giappone "il governo ha allertato solo la popolazione residente fino a 30 km dalla centrale, mentre le radiazioni sono arrivate fino a Tokyo (la capitale che conta oltre 13 milioni d’abitanti e che dista circa 240 km), contaminando in parte acqua e cibo. Anche a Fukushima la gestione del disastro è stata segnata da reticenze e disinformazioni, con una responsabilità diretta sia del Governo che della Tepco: la compagnia giapponese che controlla la centrale nucleare di Fukushima e che non solo non ha fornito informazioni chiare e dettagliate, ma ha anche cercato di minimizzare le conseguenze dell’incidente nei primi giorni, contraddicendosi poi più volte fino a esprimere in modo chiaro, nelle ultime settimane, la sua incapacità di controllo negli interventi". Anche a Fukushima, come è accaduto a Chernobyl, "c’è stata una contaminazione molto significativa delle derrate alimentari, che ha provocato un allarme diffuso in assenza di informazioni dettagliate e sicure fornite alla popolazione coinvolta. E’ evidente, ad oggi, l’incapacità di un controllo preciso e accurato da parte delle autorità governative sia della contaminazione delle derrate alimentari e della falda acquifera, che per quella, assai significativa, dell’ecosistema marino".

E ugualmente insufficiente è la soluzione al momento prevista, cioè quella di "chiudere l’erogazione di energia per la centrale senza prevedere soluzioni per il contenimento dell’emergenza radioattiva se non con la realizzazione di un sarcofago in cemento armato". Ancora: "Oggi come allora si è cercato di utilizzare mezzi di fortuna, come elicotteri o cannoni spara acqua, per arginare un incidente di altissima gravità al quale non si è in grado di dare risposte se non in modo precario e artigianale".

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