ENERGIA. Nucleare, un libro ne spiega la storia italiana

Enel presenta una pubblicazione che ricostruisce il passato del nucleare italiano: dalle ricerche di Enrico Fermi degli anni ’20, alla fine degli anni ’80. "Quella del nucleare in Italia – afferma Piero Gnudi, Presidente Enel – è una storia di grandi successi, ma anche di grandi errori. Un’azienda come Enel ha il dovere di conservare la propria memoria storica per mettere in condizioni le generazioni future di conoscere il passato e farne tesoro. Il ritorno dell’Italia al nucleare è una scelta importante che deve coinvolgere tutto il Paese: la conoscenza dell’esperienza passata sarà utile a orientare le scelte future".

Il libro – che verrà diffuso presso le biblioteche universitarie italiane e ai convegni di settore – parte dagli studi di Enrico Fermi, che portarono alla nascita del CISE, il Centro Informazioni Studi Esperienze, il cui scopo era la realizzazione di un reattore nucleare per produrre energia elettrica; racconta la creazione del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, lo sviluppo delle collaborazioni internazionali, gli studi sulle tecnologie americane e canadesi per l’avvio di un’industria nucleare italiana.

Furono anni di intensi dibattiti scientifici e politici, che portarono alla costruzione in Italia delle prime centrali nucleari già alla fine degli anni ’50. Con la nazionalizzazione del settore dell’energia elettrica e la nascita di Enel, nel 1962, il nuovo ente assume il compito di sviluppare l’energia nucleare nell’ambito del sistema elettrico nazionale, decidendo la realizzazione delle centrali, stipulando accordi con i costruttori e gestendone l’esercizio.

Le centrali elettriche già in funzione, quelle di Latina, Garigliano e Trino Vercellese, furono quindi consegnate all’Enel: nel 1964 l’Italia era il terzo paese occidentale per potenza elettronucleare in esercizio, dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. L’industria italiana è ai primi posti nel mondo per la produzione delle componenti e per la realizzazione di centrali nucleari.

I documenti dell’archivio storico ricostruiscono anche gli anni della crisi petrolifera, che videro il presidente dell’Enel Arnaldo Maria Angelini impegnato in prima persona nel rilancio del programma nucleare e che portò alla realizzazione della centrale di Caorso.

Dopo avere percorso gli anni tra la fine dei ’70 e gli inizi degli ’80, in cui ci fu un rallentamento nel ritmo di costruzione degli impianti nucleari, anche per l’emergere dei primi effetti della cosiddetta sindrome NIMBY (not in my back yard, non nel mio giardino) il libro si chiude con il varo del nuovo Piano Energetico del 1986 che dava largo spazio all’energia nucleare, mentre era in corso la realizzazione dalla centrale di Montalto di Castro. Ma sull’oda emotiva di Cernobyl e dell’esito del referendum del 1987, l’Italia, unico paese al mondo, arresta le sue centrali e accantona i progetti di sviluppo nucleare.

 

 

 

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