ENERGIA. Petrolio alle stelle, dipendenza dal gas. Lo rileva Safe

Il sistema energetico nazionale è vulnerabile. È troppo dipendente dalle importazioni di gas. Bisogna cominciare a pensare a un’alternativa al petrolio e, allo stesso tempo, a un mix energetico meglio bilanciato. A fare il punto della situazione su un tema da tempo al centro del dibattito pubblico è stato oggi il workshop "Dalla bolla all’emergenza gas: come garantire gli approvvigionamenti e sviluppare il mercato?", organizzato a Roma dall’associazione no-profit Safe (Sostenibilità Ambiente Fonti Energetiche) insieme alla presentazione del libro "Petrolio, ieri e oggi. E domani?" di Adriano Piglia, Direttore del Centro Studi Safe.

Dopo un periodo in cui si era ipotizzato un’eccedenza di gas, nei primi mesi dell’anno alcuni Paesi europei, fra cui l’Italia, hanno dovuto fronteggiare una rilevante crisi. Questa ha obbligato l’Italia ad adottare misure preventive sia a livello industriale (come distacchi clienti interrompibili, passaggio a olio combustibile per impianti termoelettrici, deroghe ambientali) sia a livello civile (dai limiti per la temperatura dell’aria nell’ambiente al risparmio energetico). La concentrazione del mix energetico sul gas non ha quindi ridotto la vulnerabilità energetica italiana, in un contesto che risente dei costi e della dipendenza delle importazioni da pochi Paesi spesso in condizioni di instabilità politica.

"Una delle sfide – ha detto Raffaele Chiulli, Presidente Safe – è l’accesso alle fonti di energia a prezzi competitivi. La crescita dei Paesi in via di sviluppo sta spostando il baricentro globale dei flussi energetici, con cambiamenti anche nei rapporti fra paesi produttori e fruitori. È bastata un’annata fredda per evidenziare la vulnerabilità della filiera del gas e rendere non compatibile l’aumento dei consumi con l’adeguamento dell’offerta. Ci si deve interrogare su una crisi che poteva essere evitata". A breve termine la situazione tenderà a rimanere critica mentre, su lungo periodo, ci si deve interrogare su come garantire all’Italia l’approvvigionamento di gas. Anche perché attualmente Russia e Algeria coprono oltre la metà del fabbisogno energetico, nuovi sbocchi di mercato sono Cina e India, e cambia l’equilibrio fra consumatori e produttori. "Bisogna rendere flessibile non solo la domanda di gas – ha detto Chiulli – ma anche l’offerta moltiplicando le fonti e il numero di fornitori".

Capitolo petrolio. Uno degli incrementi maggiori di prezzo riguarda il petrolio iraniano (con un aumento del 66,5% nell’arco di un anno). Il costo della benzina è aumentato del 49% in dollari/tonnellate. Il paniere Opec ha fatto registrare un aumento del 68% in un anno. "Il petrolio ci sarà – ha detto Piglia, Direttore del Centro Studi Safe e autore del volume presentato – a quali prezzi non sappiamo ma bisogna cominciare a pensare a un’alternativa. La crisi attuale è diversa: primo, perché non si tratta di una crisi di mancanza come nel ’73 e nell’80/’81. Qui il petrolio non manca ma nessuno ha usato le riserve extra per calmierare i prezzi. Secondo motivo, è una crisi di prezzo. Mentre prima questo era stabilito dai produttori adesso è fatto dal mercato, che è un mercato drogato. È ridicolo che una materia prima che ha un costo di 4 dollari al barile venga venduta a 75". Il buon senso, ha concluso Piglia, richiede dunque di cominciare a pensare "un mix energetico meno folle di quello che abbiamo nel nostro Paese".

Capitolo gas. Si è trattato di una crisi annunciata, derivata dall’uso politico del gas da parte della Russia, dall’inverno rigido e dalla presenza di qualche ritardo nell’adeguamento di stoccaggi e gasdotti. A partire dalla metà degli anni Settanta in Europa, come in Italia, è diminuita la dipendenza dal petrolio ed è aumentata quella dal gas. L’Italia si è rivolta principalmente al gas: nel 1974 il mix energetico dipendeva dal 74% dal petrolio, nel 2004 il petrolio pesa invece per il 49% e il gas per il 36%. A questo si è aggiunta la dipendenza dalle importazioni di gas, che provengono per il 35% dalla Russia, per il 38% da Algeria e Libia e solo per il 27% da altri fornitori. "Scambiare petrolio con gas – ha detto il Direttore del Centro Studi Safe – non ha ridotto la vulnerabilità né ai prezzi né alle fonti. Il 50% dell’energia viene importata da tre paesi, Algeria Libia e Russia. E quasi la metà dell’energia elettrica è prodotta da gas".

La domanda di gas risente anche di differenze macroregionali: per il futuro ha un andamento stabile in Nord America, aumenta di circa l’1,5% in Europa e fa registrare – è stato sottolineato nel convegno – tendenze di aumento pari al 3,6% nell’Asia e nel Pacifico. Alcuni nuovi progetti sono in fase di realizzazione: la Exxon Mobil a esempio sta realizzando un "terminale GNL Adriatico", ovvero un terminale offshore per ricevere, stoccare e rigassificare il Gas Naturale Liquefatto. I lavori sono iniziati a maggio dello scorso anno, la conclusione è prevista per il 2008. Si tratterà di una struttura da 8 miliardi di metri cubi di gas annui.

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