ENERGIA. Porto Tolle (RO), attivisti di Greenpeace dicono No a carbone

Greenpeace dice no al carbone. Da ieri notte i climbers dell'associazione ambientalista sono arrampicati sulla centrale di Porto Tolle (Rovigo), per protestare contro il ritorno al combustibile fossile promossa dal Governo. Con la scritta "Enel clima killer", esposta sui tetti dell'edificio occupato, gli ambientalisti intendono sottolineare le proprie motivazioni. La centrale veneta infatti, secondo il progetto dell'Enel, sta per essere convertita a carbone, realizzando "una potenza 1.980 Megawatt ed un'emissione di CO2 di oltre 10 milioni di tonnellate l'anno".

 

"La scomoda verità – dichiara Giuseppe Onufrio direttore delle campagne di Greenpeace – è che il ritorno al carbone non ci farà raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. L'accordo tra il Ministero dello Sviluppo Economico e quello dell'Ambiente prevede un tetto alle emissioni eccessivo rispetto alle linee guida europee: 209 milioni di tonnellate in totale al posto di 186. Non c'e posto per la centrale di Civitavecchia, tanto meno per quella di Porto Tolle. La Commissione Europea deve tagliare la proposta di Piano Nazionale di Allocazione dell'Italia".

 

Il danno, denuncia Greenpeace, sarebbe non solo in termini di emissioni di gas serra, dato che l'impianto è inserito in un parco naturale dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. "I delta dei grandi fiumi – dichiarano gli ambientalisti – sono ambienti che godono di particolare protezione in tutto il mondo: in Italia, invece, l'area vede la presenza di questa vecchia centrale a olio combustibile, pesante fonte di inquinamento, tanto che a marzo scorso è arrivata una condanna per i top manager dell'Enel".

 

"Oggi il carbone – accusa l'associazione – copre il 17 % della produzione elettrica nazionale ed è responsabile dell'emissione di oltre 40 milioni di tonnellate di CO2. Con i progetti di espansione di Enel, Endesa, Tirreno Power e altri, queste emissioni sono destinate a raddoppiare. Il carbone è il combustibile con le più alte emissioni specifiche di CO2, oltre il doppio del gas naturale". "Il programma politico dell'Unione – conclude Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Clima e Energia di Greenpeace – indica obiettivi per lo sviluppo di fonti rinnovabili e per l'efficienza energetica, ma al momento nell'azione di Governo non c'è traccia di tutto questo. Chiediamo che vengano fissati obiettivi vincolanti e coerenti con gli impegni assunti in campo internazionale".

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