ENERGIA. Rinnovabili, Greenpeace: “La sola risposta del Governo è il ritardo”

Sul decreto rinnovabili il tempo è "scaduto" e a un comparto strategico per il futuro si continua a rispondere solo con i ritardi. Si aspettano decisioni già dallo scorso marzo ma "oggi, 11 aprile 2011, i tempi annunciati sono largamente scaduti e l’averli disattesi è la prova ultima dell’incompetenza del governo a dirigere un settore che dà lavoro a più di 100 mila persone": è quanto afferma Greenpeace che, "all’avvio dell’ennesima settimana di trattative tra i ministri Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani con le associazioni rappresentanti il settore delle energie rinnovabili, "suona la sveglia" ai due rappresentanti dell’esecutivo e ricorda loro gli impegni assunti e puntualmente disattesi".

Sostiene l’associazione per voce di Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia: "Le energie rinnovabili sono un comparto strategico per il futuro del paese. A questo mondo produttivo, dopo il disastro del decreto Romani, si risponde con una sola misura: il ritardo. E lo si fa sapendo che ogni giorno in più d’indeterminatezza del quadro normativo è un giorno in più di paralisi per l’intero settore, di congelamento degli investimenti, di incertezza, cassa integrazione o licenziamento per i lavoratori".

Greenpeace Italia annuncia di aver lanciato "una petizione online, indirizzata ai ministri Prestigiacomo, Romani e Tremonti per chiedere di adottare un sistema di incentivi che ricalchi il modello tedesco, con graduale riduzione della tariffa incentivante al raggiungimento di soglie di potenza installata; di cancellare i limiti annuali di potenza incentivata e i tetti massimi di spesa annuale; di rivedere gli obiettivi del piano nazionale al 2020, con un obiettivo minimo per l’energia eolica pari a 16.000 MW e per l’energia fotovoltaica pari a 20.000 MW". La petizione ha già raccolto 26 mila adesioni.

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